SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mai come in questo periodo la città di San Benedetto del Tronto ha messo tante cose in cantiere delle quali ancora non si intravvedono soluzioni realistiche.
Mi riferisco alla questione Ballarin diventata ormai una brutta telenovela, alla centrale elettrica di via Piemonte, ad un piano di spiaggia decente, alla circonvallazione Santa Lucia-Ponterotto, alla torre sul quartiere Agraria, all’ipotesi di eliminare finalmente il passaggio a livello di Porto d’Ascoli, alla destinazione della Sentina, agli aliscafi per la Croazia.
Aggiungerei: a-un collegamento che non c’è, e transitabile anche con l’automobile, tra la statale 16 e la zona sentina. b-lo spinoso problema posto dal consigliere comunale Giorgio De Vecchis al quale, nonostante la gravità delle accuse, nessuno ha ancora dato una spiegazione plausibile. In molti ci stiamo domandando perché. Se la segreteria del sindaco, Guido Renzi in particolare, invece di provare a limitare (seppur inutilmente) l’emorragia mediatica, si premunisse di spiegarlo, ne saremmo tutti felici. Insomma tanti problemi, tante buone intenzioni ma soluzioni quasi zero o giù di lì. Tranne, forse, la rotatoria di Ragnola che, con le fontane è bella a vedersi ma ancora con tanti operai che giornalmente stanno completando l’opera.
Se dovessi indicare priorità, metterei in testa la circonvallazione senza la quale Porto d’Ascoli e San Benedetto sono molto più lontane di quanto realmente siano, poi il problema dell’ex stadio Ballarin sul quale da oltre un anno ascoltiamo tanto fumo ma di arrosto niente. Doveva essere sostituito da un’opera talmente importante da far svoltare (finalmente) l’attrazione verso la nostra città, ferma al lungomare da oltre 50 anni. Qualunque cosa fosse (nei giorni scorsi si è saputo che nemmeno sarà), comunque, non credo che, da sola, risolverebbe improvvisamente i problemi di una città bloccata da troppe ingerenze affaristiche da tanti anni.
Servono soluzioni più morali che tecniche come sembrerebbero quelle che si intravvedono per gli Stati Uniti del neo presidente Obama. Se Gaspari vuole emularlo, cominciasse subito, a partire dalle ingerenze che sembrano tecniche mentre sono semplicemente immorali. Il nostro sindaco riparta da qui e vedrà che la città sarà con lui. Perché, più che del presidente, Gaspari dovrebbe provare ad imitare l’uomo Obama ed il nuovo che sembra, ripeto sembra, alla base delle sue intenzioni.
Come? Innanzitutto ripristinando (se mai ci fosse stata) una trasparenza totale la cui mancanza la ritengo alla base di tanti progetti inevasi. I nostri politici, in generale, si riempiono spesso la bocca della parola democrazia ma poi la maggior parte delle decisioni vengono prese in “camera caritatis” e all’oscuro del popolo che, appunto in democrazia, dovrebbe essere sovrano. Pensieri, idee di chi governa (sindaco e giunta) devono essere limpidi e illustrati in una scatola di vetro e non nel chiuso di quattro mura. Nulla deve essere segreto né tanto meno (questa è l’antidemocrazia per eccellenza) intorbidire (il contrario della trasparenza) con silenzi gravissimi casi come quelli evidenziati, a ragione o a torto, giorni fa dal consigliere Giorgio De Vecchis. Se qualcuno ha sbagliato e, se non vuole assumersi colpe che non ha, un sindaco ha l’obbligo di ricercare il colpevole e imporgli le dimissioni. Obama, se è vero quello che dice, farebbe così.
Basta con le chiacchiere o con le omissioni, il popolo vuole i fatti non la confusione che sembra una tattica per far trovare impreparati gli elettori al momento del voto quando, non avendoci capito niente, danno il voto al primo richiedente che gli promette chissà cosa. Dicevo l’altro giorno ad un prossimo candidato che la linea di questa testata per le elezioni che verranno, non saranno più incentrate su quello che i vari candidati vorrebbero realizzare ma soltanto su quello che hanno fatto, fino ad oggi, nella loro vita. Su questa strada si sta avviando molto intelligentemente il Partito Radicale, io posso soltanto rivendicare di averlo scritto prima.

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