L’AQUILA – In Abruzzo l’ultimo Consiglio regionale approva la stabilizzazione di oltre mille precari della giunta (circa 300), delle Asl (600) e delle società regionali (100), oltre ai dipendenti a tempo determinato degli assessorati e dei gruppi consiliari, i cosiddetti “portaborse”, assunti attraverso la chiamata diretta, e quindi senza selezione. Immediate le proteste del centrodestra e di Rifondazione, che hanno votato contro il provvedimento e che gridano allo scandalo per un ultimo presunto atto di politica clientelare.

L’approvazione è avvenuta venerdì 7 novembre in un clima di grande confusione e tensione, a tal punto che dopo il voto molti consiglieri e gli stessi precari, presenti in massa alla seduta del consiglio, non sapevano quale fosse il tenore delle norme approvate. Gli emendamenti sono stati inseriti nell’ambito di una legge comunemente definita “sulle fogne” e questo perchè inserendola nella manovra di bilancio sarebbe servita una maggioranza di 21 consiglieri, un numero che non era presente in Consiglio.

Ora l’opposizione impugnerà il provvedimento davanti alla Corte Costituzionale, attraverso degli esposti che partiranno nei prossimi giorni. Non è da escludere anche l’intervento in proposito del Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Il ministro infatti è stato già informato dell’approvazione, con i voti della maggioranza di centrosinistra, del provvedimento che mette dentro in un sol colpo circa 300 precari della Regione, 700 precari delle Asl, i precari di agenzie ed enti strumentali della Regione, il cui numero non è quantificabile, e in extremis il personale politico degli staff degli assessori e dei gruppi politici.

I voti contrari sono venuti dal centrodestra, ma anche dai consiglieri di Rifondazione comunista Daniela Santroni e Angelo Orlando, dalla consigliera dell’Unione Maria Rosaria La Morgia e dall’ex consigliere dell’Italia dei Valori Bruno Evangelista, che ora accusa gli ex compagni di pilatismo: «Al momento del voto sono usciti dall’aula» (almeno i due presenti, perché Augusto Di Stanislao era a casa). Non ha votato l’emendamento dei portaborse il capogruppo di Sinistra democratica Gianni Melilla,

«Chiediamo al presidente del consiglio regionale, Marino Roselli, – ha affermato Daniela Santroni – l’immediata pubblicazione dei nomi dei consiglieri che hanno votato la scandalosa norma, in applicazione di un normale criterio di assunzione di responsabilità e della trasparenza necessaria negli atti amministrativi».

Il candidato Pdl alla presidenza Gianni Chiodi ha parlato di «operazione di una gravità inaudita e illegittima». Il candidato del centrosinistra Carlo Costantini promette: «Il 2 dicembre, subito dopo la mia elezione, revocherò la legge, prima ancora che venga annullata dalla Corte Costituzionale».

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