SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’atto d’indirizzo per il futuro del Ballarin e la pubblicazione di un bando ad evidenza pubblica che ricalca le caratteristiche della proposta fatta dalla Fondazione Carisap al Comune: sono giorni di studio per i consiglieri comunali, chiamati finalmente ad esprimersi su un qualcosa di concreto, ufficiale, relativo alla vicenda del glorioso stadio; sono giorni di impegno anche per il sindaco Giovanni Gaspari, alle prese con la stesura di un atto corposo, con pareri legali e urbanistici, e una città (e non solo un centrodestra) che attende di essere persuasa, convinta non tanto sulla necessità di riqualificare il vecchio stadio ma sul fatto che non ci saranno intoppi di sorta in una vicenda finora non scevra di colpi di scena e, diciamolo, anche di clamorosi errori formali.
Venerdì si sono riunite in seduta congiunta le commissioni Lavori Pubblici e Urbanistica: occorre rivedere e per molti anche emendare un atto d’indirizzo che verrà portato al Consiglio comunale del 17 novembre.
Nella sua esposizione Gaspari ha ribadito, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’atto d’indirizzo «vuole far sì che la proposta della Fondazione Carisap possa trovare soddisfazione», perché «si tratta di un’opportunità storica e imperdibile, per un’area strategica. Questa proposta sarà la base del bando per la riqualificazione dell’area, se qualcuno offre un’idea migliore, allora ben venga». Il sindaco ha poi aggiunto che «questo documento sarà emendabile e aperto a contributi e approfondimenti».

È corredato del parere legale dell’avvocato Luigi Romanucci, già consulente nelle amministrazioni Martinelli e Perazzoli, scelto dal sindaco «dopo una lunga riflessione, perché in una cultura del sospetto come quella che c’è in città, ogni nome si prestava a controdeduzioni».
L’opposizione, con l’eccezione dell’Udc e di Pierluigi Tassotti (Lista Martinelli), non è affatto convinta della bontà dell’atto. Tanti i dubbi espressi dal presidente della commissione Urbanistica, Luca Vignoli di Alleanza Nazionale: «Si chiede un contributo dei consiglieri comunali solo ora, mentre è da un anno che ci sono contatti fra Gaspari e la Fondazione. Un mero atto di indirizzo, come lo definisce il sindaco, prevede forse variazioni di destinazione urbanistica, come fa questo atto? Sulla base di cosa noi consiglieri possiamo dire che ci vorranno dieci milioni per costruire un’opera architettonica di cui non si sa nulla? E poi cosa si intende per uso pubblico della struttura? La gente pagherà un biglietto? Infine, l’atto contiene interpretazioni estensive di leggi dello Stato, riguardo alla supposta inalienabilità del bene: non sono di nostra competenza».
I consiglieri Pasqualino Piunti e Bruno Gabrielli vogliono sapere quale dirigente comunale fungerà da responsabile del procedimento riguardo all’atto di indirizzo e chiedono ulteriori garanzie: «Non ce la sentiamo di votare favorevolmente. Ma non passi il messaggio che se la cosa non va in porto è colpa dei consiglieri che non amano la città».
Giorgio De Vecchis, infine, ha sollevato dubbi sulla presenza di un meccanismo di “donazione” da ente pubblico a ente privato, seppur differita nel tempo (dieci anni) e successiva all’espletamento di un bando pubblico. «Credo che questo atto di indirizzo sia illegittimo. Non si può votarlo a cuor leggero, facciamo almeno un quesito al ministero».
Felicetti del Pri ha chiesto di emendare l’atto, escludendo a priori la destinazione convegnistica dell’opera pubblica ventura, mentre Lorenzetti (Udc) ha espresso l’auspicio che il Consiglio voti favorevolmente e all’unanimità, «perché la politica non deve ostacolare lo sviluppo della città».

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