SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dal sindaco di San Benedetto Giovanni Gaspari riceviamo e pubblichiamo.

Ancora una volta l’America è in grado di stupire il mondo. Le attese che suscita il 44° presidente degli USA sono straordinarie e noi gli auguriamo di poter dare risposte all’altezza delle speranze che vengono riposte in lui. La sua vittoria segna una di quelle accelerazioni della storia, che si innestano però su fenomeni vecchi di secoli, per esempio quello della schiavitù in America, idealmente riscattata dall’elezione del primo presidente di origini afroamericane. Il valore simbolico di questa elezione è almeno pari all’ingresso di papa Wojtyla nella sinagoga di Roma, che ha segnato una ideale riconciliazione dopo millenni di contrapposizioni tra ebrei e cristiani.
L’America ha un grande popolo ed è una grande democrazia; se leggendo Alexis de Tocqueville si ha l’impressione di un grande paese, e se visitandolo questa impressione si rafforza pur nelle contraddizioni che esso offre, c’è però un fatto che colpisce anche a distanza ed è che nei momenti più difficili gli Stati Uniti riescono sempre a trovare risposte che investono sul futuro. Durante la guerra fredda elessero un quarantatreenne: J. F. Kennedy.
Da noi, in Europa, quando si diffondono paure ci si arrocca su vecchie ed antiche certezze. L’America, al contrario, ha la capacità di ricercare soluzioni guardando avanti: scegliendo Obama, non McCain.
Quello che mi ha sorpreso di più è stato ascoltare le dichiarazioni dello sconfitto McCain e dei tanti presenti nel suo quartier generale di Phoenix. Il candidato repubblicano ha affermato che entrambi avevano combattuto come leoni, e non soltanto ha fatto gli auguri al vincitore, ma ha promesso che avrebbe fatto la propria parte per consentire al nuovo presidente di operare bene e fare grande l’America. Questo è il punto cruciale.
A me che sono appassionato di rugby viene in mente che in questo sport non si contesta mai il risultato, ma si rispetta il responso del campo, piaccia o non piaccia, e al termine tutti applaudono. L’Italia, invece, non ce la fa a crescere perché vive in una campagna elettorale costante e perenne, alimentando un modo di contrapporsi patologico e convulsivo.
In questo discorso generale San Benedetto non si differenzia. Mi sento di rivolgere un appello accorato alla città ed alle sue forze politiche, sociali ed economiche: esistono momenti in cui ci si deve dividere ma esistono occasioni in cui è importante dare una grande prova di maturità perché tutti noi lavoriamo per il bene e per la crescita di San Benedetto. Mi riferisco in particolare ad un grande investimento su di un bene pubblico – e per il quale si ha la garanzia che la fruibilità resti per sempre pubblica – inserito in un contesto, quello portuale, che rappresenta l’unica vera grande opportunità di crescita di questa città; una città che può svilupparsi solo verso il mare, abbracciando il passato e puntando nel contempo sul futuro.
Se saremo capaci di cogliere questa grande e straordinaria opportunità con l’unanimità dei consensi, questa opera non sarà ascrivibile né a questa né a quella amministrazione, ma alla città intera.
Il Ballarin non è il capriccio di qualcuno, ma è il punto attraverso il quale passa la riqualificazione di una zona nevralgica di San Benedetto: il nord della città, nonché anello di congiunzione con Grottammare ed il resto della Riviera delle Palme.
Se saremo capaci di fare un grande intervento di respiro internazionale su quell’area, ebbene nulla lì sarà come prima: si alzerà di molto la qualità della zona e chiunque successivamente vorrà investire in quel contesto, dovrà fare i conti con quella situazione e non potrà permettersi di proporre soluzioni di basso profilo.
Al consiglio comunale di San Benedetto, a cui verrà data l’ultima parola per formulare un atto di indirizzo in questo senso, rivolgo il mio invito, e cioè di non utilizzare lo strumento della bocciatura dell’atto a prescindere, per potersi differenziare dalla maggioranza, ma piuttosto di fare un’assunzione di grande responsabilità perché questa città ha bisogno di crescere.
E non si cresce con la sola volontà di una parte ma, per tornare all’America di Obama, nelle scelte importanti la grandezza di un Paese è dimostrata dalla maturità della classe dirigente, affinché un domani le scelte di questa portata possano essere un motivo d’orgoglio per tutti.

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