SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Barack Obama è il 44° presidente degli Usa, primo afro-americano nella storia eletto con i voti determinanti degli ispanici, dei neri, delle donne e dei giovani che dopo tanti anni hanno creduto ad un uomo e al suo modo di fare politica.
C’è una gran voglia di cambiamento, dopo otto anni di amministrazione iperliberista e fallimentare di Bush e una guerra in Iraq che hanno portato le casse dello stato a dissanguarsi.
Quella guerra, che ha bruciato molte vite umane e miliardi di dollari (iniziata dopo il crollo delle torri gemelle a New York e con una serie impressionante di bugie poi scoperte), ha di fatto consegnato la presidenza, il senato e la camera dei rappresentanti (congresso) ai democratici.
La frase del New York Times “Bush non faccia ulteriori danni visto, che ne ha fatti tanti in poco tempo” la dice lunga sull’opinione che la stampa ha dell’attuale presidente. Bisogna dare atto comunque che gli americani sanno leggere la politica, hanno il coraggio di cambiare e ricominciare con grandi speranze: è la mentalità, è il sogno che si rinnova con fede assoluta.
Il nuovo presidente è entrato nel cuore degli elettori con grande determinazione, da giovane colto, competente e dotato di una indiscussa leadership che chiede con un “noi“ la collaborazione di tutti perché sa che lo aspetta un compito gravoso.
Dovrà cambiare la costosa politica estera unilaterale e da gendarmi del mondo con una politica multilaterale confrontandosi con nuove realtà; dovrà avere un diverso approccio anche con il terrorismo, se vorrà sconfiggerlo veramente e definitivamente. In politica economica dovrà far uscire il paese da questa bruttissima crisi che gli ha lasciato in eredità un Bush irresponsabile, sicuramente uno dei peggiori presidenti degli USA, che ha creduto ad un mercato che si sarebbe riequilibrato da se.
Dovrà fare i conti con le grandi multinazionali (della guerra, del petrolio, delle assicurazioni, della sanità ecc.) che si metteranno di traverso alle riforme strutturali e alla nuova politica che vuole attuare e soprattutto con una povertà a cui gli americani non sono abituati.
E’ il presidente che forse riuscirà a battere l’odio razziale, visto che è il primo presidente di colore nella storia degli Stati Uniti. Sono moderatamente ottimista, questo evento può cambiare gli USA e il mondo.

P. S. Il nostro capo del governo lo vede come un presidente “giovane, bello e abbronzato” e, chi ci vede una gaffe, è prevenuto nei suoi confronti.

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