SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il decreto Gelmini, ormai legge, ha creato forti scontri tra opposizione e maggioranza, tra studenti e governo. Le proteste sono state incentrate su ciò che tale atto avente forza di legge andava a riformare. Senza entrare nel merito della nuova legge sull’istruzione e l’università (pur non condividendola), indirizziamo l’attenzione su come tale riforma è nata e ha preso forma. Allo stesso tempo c’è da criticare anche l’opposizione che non ha centrato a pieno il punto cruciale di quella che sarebbe dovuta essere la vera protesta.

Una riforma così importante per il futuro degli attuali studenti, insegnanti, ricercatori e delle future generazioni sulle quali dovremmo puntare per avere una società migliore, non doveva assolutamente essere portata avanti attraverso un decreto legge che successivamente il Parlamento sarebbe stato costretto ad approvare, ma sarebbe dovuta essere oggetto prima di tutto di studio dello stesso Parlamento e delle sue commissioni.

Per chi non sa cos’è un decreto legge o per chi fa finta di averlo dimenticato riporto testualmente l’articolo 77 della Costituzione Italiana:

Art. 77

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Il decreto 1° settembre 2008 n° 137 necessariamente, poiché è la Costituzione che lo richiede, viene così intitolato: «Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università».

A questo punto la domanda sorge spontanea: Quale è questa urgenza in materia di istruzione e università? Forse l’urgenza era dovuta alla necessità di reperire fondi attraverso i tagli all’istruzione? Ma non è questo il punto. A me preme ricordare che una riforma così importante debba avere un consenso molto ampio da parte di chi la subisce in prima persona, ma anche da parte di tutti i cittadini attraverso una legislazione che rispetti il più possibile i principi democratici.

Democrazia, una parola di un significato molto profondo per la società, ma che rischia di essere inflazionata. Democrazia significa letteralmente potere del popolo, governo del popolo; e qual’è l’organo costituzionale che dovrebbe esprimere tale potere se non il parlamento che dovrebbe rappresentarlo? Per questo motivo la stessa Costituzione Italiana ha scelto un organo eletto direttamente dai propri cittadini per prendere delle decisioni così importanti, affinché le norme che sarebbero venute fuori in aula rispettassero quei principi democratici che sono difesi dalla stessa Carta in più di una occasione.

Per questo motivo che ha lasciato uno strumento come quello dei decreti in mano al governo solo in casi di straordinaria necessità e urgenza. Per questo motivo sarebbe stato compito del parlamento promuovere la discussione sull’argomento, analizzarne gli aspetti negativi nel campo dell’istruzione per trovare il modo migliore per risolverli e per rendere migliore sotto tutti gli aspetti questo settore di vitale importanza per la crescita della nostra società. Più che un provvedimento di urgenza qui c’era bisogno di un provvedimento ben pensato con tutto il tempo necessario, affinché non venisse tralasciato nessun aspetto, ed affinché si potessero mettere solide basi ad un’istituzione come quella scolastica che non mi stancherò mai di ripeterlo non dovrebbe formare soltanto persone preparate per affrontare il mondo del lavoro, ma dovrebbe contemporaneamente formare anche le loro menti.

I governi hanno spesso abusato dei decreti per velocizzare le approvazioni di molte norme, togliendo sempre più potere all’organo più rappresentativo del popolo: il Parlamento. Negli ultimi anni sembra esserci la convinzione che si debba andare sempre più verso questa direzione. Ma perché? Forse in questo modo eviteremmo le lungaggini burocratiche conseguenza di una doppia camera che necessita di maggior tempo tecnico per deliberare, con il rischio però di consegnare il potere politico nelle mani di pochi che spesso non sono né eletti né rappresentanti del popolo. Se si volesse ottenere maggiore velocità nel legiferare basterebbe eliminare una Camera o ridurre il numero di parlamentari, con il doppio risultato che si otterrebbero contemporaneamente anche dei tagli alla spesa pubblica.

Eppure la nostra Costituzione resta una Carta espressione dei diritti fondamentali degli uomini e ad una democrazia che non permetta a nessuno di arrogarsi particolari poteri, affinché tutta la popolazione possa essere rappresentata il più possibile fedelmente ed affinché nel principio della legalità e della solidarietà possano essere garantiti pari diritti a tutti.

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