SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alberto Andreani, rappresentante Cisl nella vertenza Foodinvest, ha le idee chiare. Per il sindacalista allo stato attuale della situazione non ci sarebbero alternative alla proposta dell’imprenditore Vincenzo Ciulla.

Alcune maestranze pensano ad una Cooperativa.

«Non spetta a me discutere della bontà o meno dell’idea. Dico solo che come investimenti ci vogliono almeno 2 milioni di euro in fideiussioni e l’iter per finanziarsi con il riscatto della mobilità è molto, ma molto più lungo di quanto si pensi. Tanto per fare un esempio c’è di mezzo il parere di una commissione. In ogni caso non vedo una soluzione in tal senso prima di aprile 2009. Ma per quella data si sarebbe già perso troppo tempo».

Ciulla ci ha ripensato o non ha mai cambiato idea ?

«Questo lo sa solo Ciulla. Ma se ci atteniamo un attimo ai fatti dico solo che l’Orsa Maggiore da lui rilevata conta oggi 180 dipendenti che lavorano con una prospettiva solida. Non mancano le commesse e si continua a spendere in infrastrutture per ampliare la produzione. Forse pochi sanno che quando ha rilevato quell’azienda le maestranze erano in credito di 4 mesi e mezzo di stipendi. Oggi si è già arrivati alla pari».

Secondo lei basta questo?

«Forse no. Magari potremmo chiedere ai colleghi della Cgil o della Uil di Fermo e sapere cosa ne pensano del suo operato. Un’altro piccolo particolare: Ciulla ha quel che si dice una “piattaforma” consolidata. Ovvero le capacità strutturali per assumere personale e fare produzione, non solo chiacchiere come qualche altro».

Si parlava di una sua intenzione di assumere solo 12 degli 80 dipendenti qualora l’acquisizione andasse a buon fine.

«Iniziamo con il precisare che Ciulla non ha mai rilasciato una dichiarazione del genere. Ma ditemi voi chi al giorno d’oggi si mette a fare piani pluriennali? Apro un’azienda con un tot di commesse e assumo il personale per quella cifra. E’ chiaro che, con l’andare del tempo, ad un aumento della produzione debba per forza di cose far seguito un incremento del personale. Le cose sono due. O facciamo un discorso ideologico tipo “tutti dentro o tutti fuori” oppure ragioniamo in termini economici di sviluppo commerciale ed umano».

Secondo lei i commissari giudiziari hanno imposto clausole molto più impegnative per non ricadere in un altro “caso Pignoletti”?
«Forse sì, forse no. Chi può dirlo? Un fatto appare in ogni caso molto strano. Come mai per la Marollo non è stato fatto nulla di tutto questo nonostante lì ci fossero rimanenze per almeno 4 milioni di euro? E mi chiedo: in base a quali criteri vengono scelti questi commissari. Sarebbe curioso saperlo».

Voci dell’ultima ora vorrebbero un Ciulla disposto a comprare tutto mantenendo le attuali clausole.

«Per quel poco che lo conosco sarebbe capacissimo di farlo. Ma in quale azienda, ditemi voi, l’acquirente, pur avendo un magazzino pieno di stoccaggio è costretto ad affittarne un altro perchè quello che ha lo deve dare in comodato gratis. A garanzia di che? Ci sono già tanto di fideiussioni bancarie. E’ poco? Qui c’è un soggetto giovane, dinamico, capace di presentare fidi bancari certi e documentati. Un curriculum di tre aziende in salute facilmente verificabili. E cosa si fa? Lo si “impastoia”».

Qualcuno obbietta che forse, una soluzione, sarebbe andare al fallimento.

«Il fallimento non è un optional che si ottiene a richiesta. Prima c’è il concordato e se questo va a buon fine il fallimento non si verifica. Poi non si può richiedere di intraprendere l’azione chiedendo la liquidazione se non si è stati prima licenziati. E non mi risulta che alla Foodinvest questo si sia fin qui verificato».

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