SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non giudico la riforma che è stata approvata definitivamente al Senato; questo è compito dei tecnici e dei politici.
Sicuramente però qualcosa non va, se gli studenti, i docenti e i genitori insieme manifestano nelle piazze di tutta Italia. Non sono nemmeno d’accordo con quelli che vogliono l’occupazione dell’università perché è sicuramente una violenza verso coloro che vogliono esercitare un loro diritto e la pensano diversamente.
Non capisco comunque il governo: vede solo facinorosi che minano la stabilità delle istituzioni, resuscita fantasmi del passato (strategia della tensione), fa salire l’ansia nella gente e si prepara ad un eventuale scontro e non ad un dialogo che alla fine può aiutare tutti, visto che la scuola non funziona per niente bene.
C’è un decreto che scontenta molti che dimostrano pacificamente il loro dissenso e chi governa dovrebbero cercare di capire. Le manifestazioni però destabilizzano e non piacciono; si reagisce in maniera esagerata, si mandano segnali forti.
Un ex presidente della Repubblica dice cose vergognose sul come risolvere in maniera spiccia e violenta un problema serissimo: stiamo attenti, non vorrei che la situazione scappasse di mano!
E questo deve far riflettere: se avvengono certi episodi, dobbiamo chiederci che cosa c’è che non funziona nelle nostre istituzioni; una manifestazione pacifica con tutti i sacrosanti diritti di chi la fa, sta assumendo i contorni da clima di guerra.
Il governo sembra non voler vedere oltre la manifestazione, pensa solo a farla finire il più presto possibile perché ciò deteriora la sua immagine e fa perdere consensi (gli onnipresenti sondaggi dicono questo).
Questi fatti accadono perché la nostra scuola si porta dietro annosi problemi che non ha mai risolto: molti non terminano gli studi, chi è bravo è costretto magari ad andare a fare ricerca all’estero o sono ricercatori precari a vita. C’è un disagio crescente, gli studenti in questo caso ma i giovani in genere, si sentono proiettati in un futuro incerto e buio in cui non si riconoscono perché loro hanno entusiasmo e voglia di fare e si sentono defraudati di un loro diritto: quello di lavorare e costruirsi un avvenire.
Il ministro Gelmini dice che non bisogna illudere gli studenti, che non può fare promesse che non può mantenere e forse ha ragione; però quel poco che c’è, bisogna spenderlo nel modo migliore: far funzionare veramente la scuola e non fare riforme ad ogni cambio di governo.
Quel che scandalizza comunque è vedere che si parla di istruzione più come spesa che come investimento nel futuro, nella ricerca e nell’ innovazione che sono poi le basi su cui si fonda la crescita di una nazione che progredisce; e questo non mi sta più bene.
E stiamo attenti, si sono trovati i soldi per Alitalia e banche; per la scuola no: questo deve far riflettere sull’indirizzo politico-economico che intende dare il governo.

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