SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alle ore 16,45 di oggi (giovedì 30 ottobre) Vincenzo Ciulla ha ritirato l’offerta per la Foodinvest. Spiegando che «manca la sostenibilità economica all’operazione». Nello specifico: il giudice Raffaele Agostini, pur accogliendo la proposta di affitto con tutte le modalità richieste e soddisfatte ha di fatto vincolato la sua decisione al rispetto di  tutta una serie di nuove clausole (sembra non presenti nel caso Pignoletti) proposte dai commissari giudiziali non ultimo quelle del commercialista Paolo Petrocchi.

Tra queste, quella che ha contribuito in modo determinante alla decisione di recedere da parte dell’imprenditore Ciulla, il dover mantenere in regime di “comodato gratis”, le attuali giacenze di magazzino (per altro ancora in via di stima) a tempo indeterminato. Ovvero, come si legge dalla sentenza all’art.3.2: «L’utilizzo a titolo di comodato gratuito, con carico delle spese di gestione al comodatario, degli spazi necessari alla conservazione del magazzino prodotti di proprietà della Foodinvest Verde fino alla data del suo realizzo per vendita».

In parole povere la Foodinvest sarebbe dovuta ripartire con l’obbligo di fare da magazzino a giacenze che la nuova proprietà avrebbe volentieri fatte proprie e smaltite. Non solo. Ma siccome le stesse occupano in pratica l’intero settore di stoccaggio, per continuare l’attività con i propri prodotti si sarebbero dovuti locare altri magazzini presso terzi. Ma perché allora non cedere le attuali giacenze alla stessa ditta proponente? Non specificato. Ciulla ha proposto quindi due contratti: uno con il magazzino ed uno senza. Risultato? Risposta non pervenuta, afferma l’imprenditore sicialiano.

Ora il futuro della Foodinvest, anche per sottintesa ammissione di Pietro Ortenzi, curatore della “Malavolta”, si fa disperato. Questo in quanto  il tempo delle semine per la successiva raccolta dei fagiolini è praticamente scaduto e perché, con le attuali clausole, che Ciulla aveva accolto e soddisfatto in pieno (tra cui una fideiussione bancaria), sarà molto difficile, se non impossibile, “appetire” altri interessati.

Le maestranze, tramite il loro legale Piergiovanni Alleva, cercheranno di richiedere il fallimento della Foodinvest Verde (tenutaria del magazzino). L’intenzione è quella di fare tabula rasa e ripartire da zero in modo da presentare una situazione più chiara a chi, molto improbabilmente, avesse intenzione di tentare una avventura commerciale con la ditta.

Amareggiato ma pragmatico Vincenzo Ciulla: «Ho 35 anni, tre aziende che funzionano e non ho bisogno di capestri. Si presenteranno altre occasioni. Mi dispiace immensamente per le maestranze». Quasi rassegnato e dispiaciuto per non aver potuto portare a buon fine la sua ennesima mediazione Pietro Ortenzi: «Con Pignoletti così come per Ciulla i Malavolta hanno sottoscritto tutte le istanze commerciali proposte. La nostra buona volontà c’era e resta intatta».

Amarezza rabbiosa tra le maestranze presenti in Sala Giunta per la conferenza stampa e alcuni di loro a chiedersi :«Ma quanti piselli in rimanenza valgono le vite economiche di 83 famiglie?»

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