SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Frode per circa 21,3 milioni di euro. Evasione di I.V.A. per oltre 3,5 milioni di euro. Elementi positivi di reddito non dichiarati al Fisco per 10,5 milioni di euro. Denuncia a piede libero di 5 persone per i reati di cui al Decreto Legislativo n. 74/2000, per l’emissione di fatture false, omessa dichiarazione e dichiarazione fraudolenta. Sono questi i numeri impressionanti di una maxi truffa scoperta dai militari delle Fiamme Gialle appartenenti alla Compagnia di San Benedetto del Tronto.

Ci sono voluti ben due anni di inchiesta, partita nel mese di novembre 2006, prima che le gli agenti venissero a capo della frode milionaria ai danni dell’Erario, perpetrata da numerosi imprenditori nel commercio di autoveicoli nelle province di Ascoli Piceno, Macerata e Pesaro.

Tutto è iniziato con una verifica fiscale effettuata presso un autosalone della provincia ascolana e da qui la scoperta di una via di importazione di macchine estere, attuata al solo scopo di evadere l’imposta sul valore aggiunto, così da accrescere i profitti degli operatori, in danno della concorrenza e del Fisco.

Le indagini hanno inoltre permesso di individuare un consistente flusso di autovetture destinato anche a diversi concessionari di autovetture operanti nelle province di Macerata e Pesaro, per i quali sono state inoltrate specifiche segnalazioni ai Reparti del Corpo competenti per territorio, che provvederanno, quindi, alla formalizzazione della constatazione delle violazioni ed alla denuncia dei responsabili per l’utilizzo delle fatture false.

Gli agenti preposti alle analisi, attraverso il controllo di 21 rapporti bancari, hanno potuto emettere l’ordine di 4 perquisizioni locali alle quali hanno fatto seguito altrettante verifiche fiscali, due delle quali hanno portato alla scoperta di 2 “evasori totali”. A questi primi risultati hanno fatto seguito una particolareggiata ricostruzione di tutti i passaggi relativi all’importazione di almeno 400 autovetture di elevato valore commerciale provenienti dalla Germania e messe sul mercato nella provincia di Ascoli Piceno.

A coprire il tutto una ragnatela di società fittizie, in teoria facenti capo a prestanomi ma, nella fattispecie, amministrate da una sola persona residente nel maceratese, già nota alle Fiamme Gialle per pregressi omologhi reati fiscali, ritenuto “la mente”, per aver ideato e programmato l’intera attività di importazione di autoveicoli vendute a prezzi in regime di concorrenza sleale, grazie alla differenza di costi ottenuta dal mancato pagamento delle imposte dovute.

Le fatture emesse dalle predette società venivano quindi regolarmente registrate dai concessionari acquirenti, a fronte delle quali, però, non vi era un corrispondente versamento dell’I.V.A. dovuta allo Stato. Classica, peraltro, anche l’interposizione di “prestanomi”, soggetti ovviamente non intestatari di alcun bene nei confronti del quale i creditori, Fisco compreso, possano rivalersi, rendendo quindi praticamente impossibile il recupero dell’imposta evasa.

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