MACERATA – Una protesta, quella di questi giorni contro il decreto Gelmini, che vede uniti studenti e professori. Tra la folla creatasi spontaneamente nella manifestazione di giovedì 23 ottobre, troviamo anche Barbara Pojaghi, professoressa dell’Università di Macerata. Quando chiediamo alla docente perchè si trova ad assistere alla manifestazione, risponde: «Sono d’accordo con chi manifesta perchè i problemi che provoca questa riforma toccano tutti noi, e coinvolgono qualsiasi cittadino che si renda conto di quello che sta succedendo al destino dell’educazione dei giovani».

In merito alla posizione che prenderà l’università di Macerata la professoressa risponde: «La discussione ci sarà al prossimo senato accademico. Personalmente  – aggiunge – sono in età da pensione ma questa situazione mi ferisce moltissimo, perchè si stanno cercando di penalizzare i nuclei vitali della nazione, della formazione, della ricerca e dell’educazione dei bambini. Non è comprensibile che sia la formazione a pagare la crisi economica».

«Un altro problema  – prosegue la Pojaghi – è dato dal turn over che creerebbe una sorta di “guerra” tra i dottorandi e ricercatori per accedere ai posti di docente. È una legge pessima, che ha alla base un progetto di privatizzazione che mira a togliere sempre più valore e sostanza all’istruzione pubblica. In questo modo ci perdono i giovani, ci perde il pluralismo, ci perde la qualità della nostra nazione».

Sottolinea la professoressa: «C’è una rivista, “Nature”, che descrive questa legge come una cosa ignobile perchè penalizza la ricerca, e perchè vede l’università come un bacino dal quale attingere fondi in caso di crisi. Infatti anche l’anno scorso, per risolvere i problemi dei camionisti che non ce la facevano più ad andare avanti, sono stati presi fondi dall’istruzione».

«Hanno deciso  –  concludere la Pojaghi – di risolvere l’attuale crisi economica in questa maniera, prelevando di nuovo fondi alla formazione, perchè comunque la cultura fa paura ed è molto meglio avere dei giovani che guardano la televisione in poltrona piuttosto che dei ragazzi istruiti».

Il senato accademico dell’Università di Macerata si terrà martedì 28 ottobre, quel giorno quindi si deciderà quali saranno le sorti dell’Ateneo. Intanto gli studenti e i precari continuano a manifestare e a sperare nella sospensione della legge.

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