Dal settimanale Riviera Oggi numero 748

CUPRA MARITTIMA – In vista delle elezioni 2009, Luciano Bruni, consigliere del gruppo di minoranza “Impegno per Cupra”, esprime la sua opinione riguardo l’attuale amministrazione e di cosa andrebbe cambiato per il paese.

Come giudica l’operato della giunta Torquati?

«Ho tutto il rispetto per l’intelligenza e l’esperienza di Torquati, ma per Cupra avrebbe potuto fare molto di più. Avrebbe potuto innanzitutto scegliersi altri collaboratori e poi, in 25 anni di amministrazione, far diventare Cupra, viste le potenzialità, un modello europeo di sviluppo sostenibile coniugando modernità e tradizione, tecnologia, architettura e paesaggio. Invece non c’è stata programmazione, soprattutto circa i valori della cittadinanza e dei giovani. I suoi elettori, forse, lo hanno voluto così».

Cosa intende?

«Che amministrazione, associazioni sociali e culturali, aziende, lavoratori, servizi e scuola hanno lavorato ognuno per suo conto. Il risultato è un paese diviso in gruppi, ciascuno praticamente sconosciuto all’altro, senza una relazione o un obiettivo comune».

Come vede la situazione attuale di Cupra?

«Quando avremo tolto le ultime spiagge libere, distrutto gli ultimi punti forti architettonici, (come l’attuale scuola) e paesaggistici, privatizzato tutti i giardini e i campetti, chi si sentirà più cuprense? Pochi si sono arricchiti, molti hanno pagato, senza vedere il miglioramento della propria vita o del proprio quartiere. Alcune zone di Cupra secondo me assomigliano proprio a periferie abbandonate».

Come si esprime riguardo la situazione dei giovani?

«Il prezzo più alto delle lacune sociali, culturali e economiche di questi anni lo pagano loro. Oggi è difficile trovare lavoro in aziende che non ci sono, o inventarsi un lavoro in un paese dormitorio. È difficile anche legarsi a tradizioni culturali e lavorative in un paese che le ha dimenticate, difficile relazionarsi ed esprimersi in un paese sordo e ostile. A volte essere sinceri e creativi significa essere isolati e incompresi. La società oggi insegna solo slogan e luoghi comuni, creando dei vuoti ben sappiamo come si colmano. Ecco perchè i giovani diffidano in modo totale degli adulti e non riescono a concretizzare il loro amore per Cupra. Penso inoltre che tanti cuprensi si sentano esuli a casa loro».

Cosa consiglierebbe dunque per migliorare la vita di Cupra?

«La nostra situazione è comune a quella di migliaia di altri paesi, ma noi per la nostra storia avevamo il dovere di distinguerci. Molti cuprensi hanno valide idee, molte associazioni sono state il cuore di Cupra, il tutto sta nel metterle a sistema: i giovani vanno educati a proteggere e rispettare la vecchiaia, la cultura, la poesia, le piante, gli animali, le minoranze, i migranti, la giustizia, la libertà, l’individualità. Spetta alla scuola, ai genitori, alla parrocchia, alle associazioni sportive e culturali il dovere di puntare di più al dialogo, al dibattito, alla scienza, all’etica e ai valori».

Si ricandiderà alle amministrative?

«No: ho già dato e penso che ci siano persone più capaci di me. L’esperienza come consigliere di minoranza è stata comunque bella, ringrazio il sindaco e tutti i consiglieri. Ammiro tantissimo i miei amici del gruppo “Impegno per Cupra”, ovvero Nicolino, Giovanni, Elio e Marco, per la loro passione, le capacità e il senso civico e critico».

Quali sono stati i rapporti con la maggioranza?

«Volevamo essere ascoltati almeno in privato, o che avessero approvato un piccolo consiglio. Nulla è valso. Per ottenere la salvaguardia del bene comune abbiamo solo osservato e evidenziato le esagerate richieste di fabbricazione. Ciò non è stato difficile».

Previsioni sulle elezioni?

«Spero che si facciano due liste civiche di valore, con due bravi capolista. L’appoggio dei partiti non è importante. La democrazia a Cupra è stata ed è sempre in affanno. Un po’ di uomini e donne nuove, e ce ne sono di competenti, potrebbero dare il loro contributo per una città migliore. Chi non ha queste intenzioni potrebbe lasciare il campo libero e far rifiorire un paese che mi pare rattristato».

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