SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si torna a parlare della centrale per il teleriscaldamento che il Comune avrebbe fatto realizzare tramite un project financing alla società di progetto Picenambiente Energia Spa nella vecchia discarica comunale di Ponterotto.
All’assessore all’Ambiente Paolo Canducci (Verdi), chiediamo come mai la giunta Gaspari, pochi mesi dopo essere entrata al governo della città, diede il definitivo semaforo rosso al progetto partito sotto l’amministrazione Martinelli.
«In quel progetto non fu assolutamente coinvolto il quartiere Ponterotto, trascurando le buone norme dell’Agenda 21 che prescrivono la partecipazione del cittadino nelle decisioni più importanti. Ora che la Picenambiente Energia annuncia richieste di danni, noi non possiamo che ripetere: siamo d’accordo solo a pagare all’impresa il corrispettivo che noi ora paghiamo per la manutenzione di legge della discarica comunale. E se loro accettano – puntualizza Canducci – il Comune non spenderà nulla più di quanto spende ora per la discarica».
Ma nel merito del progetto del teleriscaldamento, che pure avrebbe “spento” per sempre le caldaie di tutti i condomini e le scuole di viale De Gasperi, cosa pensa l’assessore? «Fare a meno delle caldaie in quella zona secondo la società era un grosso incentivo a fare la centrale e avrebbe compensato le emissioni derivanti dalla combustione delle biomasse. Ma noi Verdi, ora come allora, giudichiamo un impianto del genere come una grossa caldaia. Lì per produrre energia si sarebbe usato anche il metano. Forse in parte preponderante? Il dubbio è lecito, dato che la venuta meno dei Certificati Verdi per le fonti energetiche assimilabili alle rinnovabili rese non più conveniente l’impianto alla Picenambiente Energia».
Infatti a un certo punto la società decise di non portare avanti il progetto. Anche se c’è un aspetto su cui punta la società nella sua richiesta di danni: ed è che prima dell’approvazione della Finanziaria in Parlamento, sembra, la Picenambiente Energia aveva già inviato due diffide al Comune per l’adempimento degli impegni del project, chiedendo in seguito la risolzione del contratto per indampienza del Comune.
In seguito comunque il Comune chiese alla società di presentare una proposta alternativa per vedere se era possibile mantenere in piedi l’accordo. Il progetto prevedeva di coprire di pannelli solari la discarica e di pale eoliche la collina retrostante. E fin qui tutto bene: ma sembra che la controparte del Comune chiedesse anche di subentrare nella gestione della pubblica illuminazione e del calore per gli edifici. Una proposta che il Comune non accettò.
E nel futuro della discarica cosa c’è? San Benedetto avrà un impianto di produzione energetica all’insegna delle fonti rinnovabili?
Canducci ci illustra la sua idea: «A prescindere dalla manutenzione della discarica, potremmo cercare un soggetto privato disposto a investire per produrre energia in quello spazio di proprietà del Comune, in modo da renderlo un investimento e non solo una spesa».

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