SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si chiamava Luca Ranalli, era nato nel 1966, viveva in famiglia a Teramo in via Crucioli, non era sposato, non lavorava e non risulta avesse particolari problemi economici. Viveva con la madre, aveva due fratelli ed era molto conosciuto in città per appartenere ad una delle famiglie più in vista e benestanti del capoluogo.

Questo il quadro emerso fino ad ora della persona trovata cadavere all’interno di un sacco a pelo nel retro di una Peugeot semi bruciata, parcheggiata davanti all’ospedale “Madonna del Soccorso”, nella serata di martedì.

Aspettando l’autopsia del dottor Claudio Cacaci che viene effettuata con ogni probabilità nella giornata di giovedì, si potrebbe dire qualcosa di più concreto sulle cause della morte.

Nella mattinata di mercoledì un nucleo speciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli ha effettuato un sopralluogo sul posto del ritrovamento per effettuare rilievi muniti di apparecchiature “N.B.C.R.” adatte al rilevamento di sostanze infiammabili o vapori. Questo per escludere l’eventuale ipotesi dell’incendio doloso.

Da accertamenti portati a termine dal Commissariato di Polizia sotto la direzione del dottor Marco Fischetto non sembra che il defunto si trovasse nei pressi del nosocomio ad assistere qualche parente. Così come non ci sono procedimenti a suo carico essendo del tutto incensurato.

Tutte le ipotesi restano al momento valide. Il trovarsi in quel posto particolare, solo, avendo eletto la propria macchina a dimora, seppur temporanea, potrebbe far supporre l’esistenza di uno stato d’animo provato e bisognoso di trovarsi vicino ad una struttura protettiva. D’altro canto, ci sono da spiegare la presenza delle macchie di sangue e non, come sembrava all’inizio, delle ferite al petto. Anche per questo le autorità attendono con ansia l’esito dell’autopsia.
Il corpo, da quanto appurato da fonti ufficiali, non era bruciacchiato o carbonizzato. Ustionato sì, ed in pìù parti. Il caso ha suscitato enorme impressione in città sia per il ritrovamento in un posto anomalo come quello dell’ospedale sia per il clima di mistero che avvolge ancora l’intera vicenda.

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