SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Rimane il mistero sul giallo dell’ospedale civile. Dell’uomo trovato semicarbonizzato nell’auto incendiata nel parcheggio sono state rese note solo le iniziali, l’età e la provenienza: si tratta di C.R., 42 enne teramano, celibe secondo quanto è dato sapere.
Il commissariato di Polizia che conduce le indagini non esclude alcuna ipotesi al momento.

Perciò resta in piedi l’ipotesi dell’omicidio. Inquieterebbero a tal riguardo le tracce di sangue trovate nell’auto, una Peugeot 307 di proprietà dell’uomo. Nell’auto è stato trovato anche un pacchetto di sigarette.
L’autopsia sul corpo è stata rinviata a giovedì. Ricordiamo che l’uomo è stato trovato seminudo, in un sacco a pelo, sul sedile posteriore dell’auto, che è stata vista prender fuoco nel tardo pomeriggio di martedì.
Il luogo del ritrovamento del povero corpo, il parcheggio di un ospedale civile, e l’ora in cui l’auto ha cominciato a prender fuoco (le 19 circa) farebbero però dubitare sul fatto che qualcuno abbia voluto bruciare il cadavere occultando le prove di un presunto omicidio. Un gesto, questo, che di solito viene compiuto in ore tarde, lontani da sguardi indiscreti, in zone periferiche e non certo nei pressi di uno degli incroci più trafficati del comprensorio, nell’orario in cui le persone tornano a casa dal lavoro.
D’altra parte, c’è l’ipotesi che l’uomo sia stato vittima di un malore. Forse dormiva o riposava nell’auto, e questo spiegherebbe il fatto che è stato trovato seminudo dentro a un sacco a pelo. Anche se sembra strano che un automobilista di passaggio decida di fermarsi e riposare in un parcheggio a pagamento come quello del “Madonna del Soccorso”. Un malore repentino, in questa ipotesi, che non gli avrebbe dato il tempo di chiedere aiuto ai passanti, o di svegliarsi. E quel fuoco, da cosa è stato provocato? Da un mozzicone di sigaretta, che l’uomo fumava prima di sentirsi male?

Infine l’ipotesi del suicidio, che come impone la logica sembra essere la più inverosimile. Che senso ha, nella prospettiva tragica e disperata di un uomo che vuole darsi la morte, decidere l’atto estremo nel parcheggio di un ospedale, dentro a un sacco a pelo, dentro a un’autovettura?
Il mistero rimane fitto e dagli inquirenti trapela poco o nulla. La Polizia e il sostituto procuratore Ettore Picardi, magistrato che coordina le indagini, non escludono nessuna ipotesi.
Di certo c’è che l’episodio ha squarciato la proverbiale calma piatta della Riviera delle Palme.

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