SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ivan Dazzi non ha difficoltà ad ammetterlo: quella di San Benedetto è una piazza “fortunata” per i portieri. Da che calcio è calcio non passa campionato che, bello o brutto che sia, il ruolo che ne esce sempre in forma positiva, ma spesso strepitosa, è quello di estremo difensore dei colori rossoblù.

Quindi non ci pensò due volte quando le fu offerto di venire a giocare in Riviera?
«Esatto. Anzi non vedevo l’ora di venirci. Me ne aveva già parlato a suo tempo Battara che ha avuto trascorsi nella Samb. Ma è una voce che ormai i portieri di mezza Italia si tramandano di generazione in generazione».

Fin qui soddisfatto?
«Direi proprio di sì. Sia a livello personale che di squadra. Abbiamo superato un inizio davvero difficile ed ora siamo consapevoli della nostra forza della quale siamo stati sempre convinti. Se i risultati non sono arrivati prima lo si deve solamente ad una serie di incidenti ed ingenuità da parte nostra».

Atmosfera diversa sia in campo che negli spogliatoi?
«A dir la verità non c’è mai stato nessun problema di spogliatoio. Per il campo quel gol di Titone a Portogruaro è stato come se, all’improvviso, si fosse acceso un interruttore. Sperando che gli altri miei colleghi non se l’abbiano a male voglio fare un complimento speciale a Nikola (Olivieri). Vederlo giocare in quel modo è uno spettacolo».

Mentalità: da perdente a vincente?
«Senza dubbio. Voi non ci crederete ma con il Padova eravamo convinti di vincere. Se ricordate, verso la fine della partita, quando eravamo ancora sullo zero a zero, mi sono girato più volte verso la curva nord per incitarli tanto ero convinto di poter fare risultato pieno».

Non si rischia di volare troppo in alto?
«E’ proprio questo il pericolo. Ora dobbiamo rimanere assolutamente con i piedi per terra e non perdere di vista il nostro obiettivo primario che è quello dei 42 punti garantendoci la salvezza matematica. Poi, si potrebbe anche sognare, perchè no?»

Ha parlato di Olivieri ma che ci dice di Palladini?
«Posso solo dire che sono onorato di potermi allenare e giocare vicino ad un uomo ed un atleta simile. Alla sua età sta dando un esempio di come si deve interpretare la carriera di giocatore di grande dignità professionale e umana. Comunque non voglio tralasciare il nostro mister che ci ha saputo sostenere da par suo nei momenti più difficili e pian piano ha saputo inquadrarci nel modo migliore».

Come vede la trasferta di Ravenna?
«Andiamo per fare risultato. Ormai questa parola non ci fa più paura, anzi, ci esalta. E se per strada c’è da prendere qualcosa di più non ce la faremo certo scappare».

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