SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ce ne fossero di più di appuntamenti come quello che si è tenuto il 20 ottobre all’auditorium comunale di San Benedetto del Tronto, opportunità rare e preziose per parlare ai giovani di problemi sociali importanti attraverso testimonial di eccezione.
Il convegno, dal titolo “Io gioco Pulito” è scaturito, spiega il moderatore Maurizio Compagnoni, giornalista di Sky, dalla presa di coscienza di quanto il doping sia una piaga sociale che minaccia le nostre famiglie, i nostri amici, i nostri figli.

«Il doping è barare, è contravvenire alle ragioni stesse dello sport – ha affermato Jury Chechi, tra gli invitati – ma purtroppo spesso ciò che passa attraverso il televisore è un messaggio di onnipotenza, di atleti che pur dopandosi non riportano conseguenze fisiche, almeno nella maggior parte dei casi».

«I ragazzi – continua l’olimpionico – non devono lasciarsi abbagliare né devono emulare questa realtà, perché il doping “selvaggio”, quello che avviene a livello amatoriale, distrugge in maniera irreversibile le persone. Oggi, per fortuna i controlli sembrano decisamente più efficaci, prova ne sono le minori infrazioni sanzionate durante i giochi olimpici, ma c’è ancora molto da fare anche perché – conclude Chechi – purtroppo il doping è sempre un passo avanti all’antidoping, e gli strumenti di cui dobbiamo dotarci sono controlli più efficaci e una certezza della pena».
Come risulta da uno studio compiuto dal Servizio Studi e Ricerche e dall’Osservatorio Sociale del Comune di Ascoli Piceno, su un campione di 150 studenti di età compresa tra i quattordici ed i diciotto anni, circa il 25% degli intervistati si è dimostrato disponibile all’assunzione di sostanze illecite al fine di migliorare il proprio rendimento agonistico.
Il fatto è che di doping si parla ormai ogni giorno sui media nazionali ma raramente si volge lo sguardo a ciò che succede nelle realtà della provincia, lontano dai riflettori, nelle palestre di quartiere.

Come sottolineano Pierluigi Pompei, medico nutrizionista, membro dello staff medico della Roma e della Commissione Nazionale Antidoping del Comitato Paralimpico, e l’allenatore di Serie A Stefano Colantuono, tutti gli sport devono in qualche modo confrontarsi con il problema del doping, seppure questo sia maggiormente presente nelle discipline a minor contenuto tecnico e fondate in misura più consistente sul vigore fisico o sulla resistenza.
Subito viene in mente il ciclismo, specialità di grande fascino ma ormai sempre più spesso raccontata dalla cronaca come sport “sporco”, ma il neo campione paraolimpico Roberto Farroni sottolinea come non si debba incriminare una disciplina, ma soltanto chi decide di imbrogliare perché, afferma, «le occasioni capitano, ma si possono rifiutare».
Hanno salutato l’incontro il sindaco di San Benedetto del Tronto, Giovanni Gaspari, l’assessore allo Sport della provincia di Ascoli Piceno, Nino Capriotti, l’assessore allo sport della Regione Marche, Sandro Donati ed i presidenti delle dalle Banche di Credito Cooperativo Piceno Truentina e di Ripatransone, Gino Gasparretti e Michelino Michetti, promotori dell’evento.

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