dal settimanale Riviera Oggi numero 746

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Molti secoli prima che le palme diventassero patrimonio comune turistico oltre che simbolico della nostra riviera, conferendo un tratto distintivo alla nostra area geografica di appartenenza, e ben molto tempo prima che fosse scritto l’originario documento che riporta l’esistenza ufficiale di San Benedetto del Tronto, un atto vescovile risalente al 998 dopo Cristo, in pieno alto Medioevo, nella riviera adriatica pullulava un crogiolo di etnie, di popoli, di commerci e di culti antichissimi.
All’epoca – nel periodo compreso dall’VIIII al IV secolo avanti Cristo – quando la potenza di Roma doveva ancora estendersi sulla penisola italica e sul Mediterraneo – la costa adriatica da Cupra Marittima all’attuale confine abruzzese era una zona paludosa e selvaggia, assolutamente meno popolata di oggi ma sempre circondata da quel grande medium di popolazioni e di conoscenze che è il mare Adriatico, ancora oggi cardine della nostra economia e della nostra cultura.

Proprio dal mare, forse dall’Illiria, forse dalla Croazia, approdarono sulla costa brulla e desolata i Liburni, “famigerati pirati del mare” come li denomina Tito Livio, di origine sconosciuta e remota, e costituirono dei punti d’appoggio per le loro scorrerie marinare.

Ma essi incrociarono sul loro percorso altri popoli italici giunti dalle precedenti migrazioni indoeuropee, che si erano insediati in comunità nell’entroterra. Parliamo dei piceni, tribù di guerrieri, le cui necropoli affiorano a Cupra Marittima, a Ripatransone, ad Ascoli. Inoltre a nord si faceva sentire la presenza dei greci dori, dei celti senoni, e a sud, in Abruzzo, quella dei Marrucini e dei Marsi. Popolazioni che non solo si scontrarono ma si incontrarono, dando vita a un’insieme di piccole comunità vicino ai corsi d’acqua e soprattutto in prossimità del mare. Tra queste comunità spiccava l’antichissima Truentum, la quale deve il suo nome al fiume Tronto; Plinio il Vecchio nella sua Historia Naturalis ce la ricorda come l’unico centro rimasto dei Liburni, già in epoca romana. E proprio Truentum, sulla quale i romani edificheranno un accampamento e un porto, il primordiale nucleo di San Benedetto.
Ma queste ancestrali popolazioni, che risvegliano l’interesse o la curiosità per le origini, non erano solo unite dal mare, millenni fa come ora, ma anche dall’aspetto cultuale e religioso. Nelle notti estive perdute nei tempi gli alti fuochi che ardevano sugli altari dei templi pagani nelle colline non erano soltanto segni di orientamento per i marinai che solcavano l’Adriatico ma anche fuochi sacri dei culti della fertilità basati sulla venerazione del principio femminile in tutte le sue manifestazioni.
Religioni misteriche che fondono magia e ritualità dell’antico paganesimo comune a tutte le civiltà europee.
Tra i templi più significativi emerge senza dubbio il tempio della Dea Cupra, derivante dalla Cipride (colei che è nata a Cipro), ovvero Venere, Dea della bellezza e dell’amore. Luogo di culto importante in regione, quello della Dea Cupra, sopravvissuto fino alla tarda età romana e contaminato successivamente dalle religioni orientali provenienti da tutte le province dell’Impero.
Dunque vediamo una costellazione di elementi e di significati che hanno fatto l’eredità culturale dei nostri progenitori, che li hanno contraddistinti nel mondo antico soprattutto legandoli a un territorio specifico e a due simboli, la centralità del mare e l’adorazione della bellezza. E chissà se oggi, dopo più di duemila anni, non siano rimaste tracce ancora di quelle antiche stirpi, il cui spirito non si è del tutto perduto nel tempo.

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