SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In tempi lontani, ancor prima dell’arrivo della patata e del mais, le popolazioni montane, nei periodi invernali e di carestia, vivevano quasi esclusivamente dei prodotti dei boschi di castagni: legna da ardere o per fare botti, travi, mobili ed utensili… e, come cibo, i frutti buoni e nutrienti donati generosamente dalla natura, consumati freschi, essiccati o sottoforma di farina.

Le castagne maturano tra fine settembre e novembre e molte sono le varietà in commercio. I marroni, di maggiore pregio e pezzatura, vanno distinti dalle castagne vere e proprie, solitamente più piccole. I marroni hanno un gusto più dolce, profumato dal sapore di bosco, provengono da alberi coltivati ed hanno ricci con massimo due frutti, le castagne provengono da castagni selvaggi e sono contenute, nel riccio, almeno in tre.

Oggi le castagne, non più considerate “pane dei poveri”, sono diventate le protagoniste di sagre e feste autunnali. Nella vallata del Tronto e dintorni citiamo quelle di AcquasantaTerme, Arquata del Tronto, Montegallo, Montemonaco e Smerillo.

Sono numerose le ricette a base di castagne, dolci, ma anche primi e secondi piatti. Le più comuni, fra quelle locali, sono le “caldarroste” e le “caciole”. Le prime, consumate dopo aver inciso la buccia esterna in senso orizzontale, per evitare che esplodano durante la cottura e cotte in apposite padelle forate, girate spesso, fino a quando le bucce non risultano uniformemente bruciacchiate e  poi avvolte in un panno umido, per 10′ circa, per favorire la spellatura. Le seconde, lessate in acqua fredda leggermente salata, con alcune foglie di alloro o rametti di rosmarino, per 10- 20′, private della corteccia esterna.

La farina di castagne, invece, viene usata per la preparazione di dolci: castagnaccio, ravioli, tronchetti natalizi, marmellate, confetture…

Le castagne si conservano in sacchetti di carta o cassette di legno (mai nella plastica) e, per capire se sono buone, vanno immerse in un bacinella d’acqua, scartando quelle che vengono a galla.

Quando il consumo si rinvia a 2 o 3 mesi, per evitare lo sviluppo di microrganismi, in particolare funghi, viene praticata la ” curatura”, che consiste nell’immergerle, subito dopo la raccolta, in acqua a temperatura ambiente, per 7-9 giorni.

Si possono conservare in frigorifero a +2 o +3° C per un mese e mezzo circa; in freezer (max 1 anno), solo se fresche e sane, dopo essere state lavate, asciugate e incise per farne un uso arrosto, oppure sbucciate se da lessare; conservarle non oltre i 6 mesi, se congelate già arrostite e sgusciate.

Dal punto di vista nutrizionale, le castagne sono da considerare un alimento sano (nella coltivazione non si ricorre ad alcun trattamento chimico), con un buon valore nutritivo e calorico. Assente il colesterolo, pochi i grassi, basso contenuto in sodio ed elevato contenuto in potassio (mg 395), moderate le proteine, molti i carboidrati, per lo più amido (g 36,7), buono l’apporto in fibre e apporto calorico di  Kcal 165, se fresche, e Kcal 287, se secche (per g100 di prodotto – fonte INRAN).

Sono indicate nella dieta di tutti:  adulti, giovani, bambini, sportivi, inappetenti e celiaci. In talune persone possono però provocare meteorismo o acidità gastrica e vanno consumate con moderazione da diabetici ed obesi.

50 grammi di castagne (circa 5-6 peso netto) possono sostituire, dal punto di vista calorico e contenuto in carboidrati: g 30 di pane o g 25 di pasta di semola o g 100 di patate o g 150 di mela.

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