SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La settimana scorsa sui giornali ha fatto sensazione il probabile commissariamento della “Antonio Merloni “ di Fabriano, azienda marchigiana da sempre leader nel settore elettrodomestici. Rischio di chiusura e licenziamento del personale in un’azienda come quella di Fabriano sono un segnale forte che ci deve far riflettere: nel nostro paese nessuno può chiamarsi fuori, tutti quelli che lavorano nel privato possono perdere il posto di lavoro.
Il problema è mondiale, per noi però diventa sempre più complesso perché sia le banche che lo Stato non dispongono di molta liquidità da spendere sul mercato ed hanno quindi poche leve per rimediare a questo blocco dei consumi. Qualcuno dirà che possiamo provare ad essere più intraprendenti ed esportare di più per controbilanciare il calo dei consumi interni. Ma in Europa già siamo i primi e questo vuol dire che i nostri imprenditori sono bravi e capaci. Cosa si può fare allora, come possiamo risolvere questi problemi?
Tutti gli attori in causa propongono le loro ricette, viziate però da un’impronta prevalentemente di parte, senza vedere le reali esigenze della gente e soprattutto quelle del ceto medio e medio/basso (i nuovi poveri). Sono quest’ultimi che possono dare una svolta a questa situazione di stagnazione economica perché sono gli acquirenti numericamente più importanti e potenziali che hanno rinunciato ormai a tante cose che l’Italia produce.
Queste persone hanno perso irrimediabilmente potere d’acquisto e se per loro è un dramma, per le restanti parti in causa, non è certamente una bella prospettiva. La maggior parte degli italiani è gente con redditi medio e medio/bassi (lavoratori dipendenti, autonomi a basso reddito, pensionati e precari, disoccupati) che rinunciano ormai a tante spese.
La conseguenza è che quei beni invenduti producono un effetto domino: crisi nei consumi, nella distribuzione e nella produzione con fabbriche che riducono il personale o chiudono, innescando un circolo perverso. Morale della favola è che bisogna ripristinare quella capacità di spesa a queste persone perché sono loro che hanno i numeri per far ripartire l’economia, detassando o aiutando la parte più numerosa e più debole del paese Italia. E non dire sempre che va tutto bene; non aiuta quest’ottimismo di facciata.

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