SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Scrivevo giovedì scorso subito dopo una bufera dialettica che aveva coinvolto il presidente della Samb, il fratello Marcello, i giornalisti, la tifoseria in genere: «Finalmente qualcosa si sta muovendo a livello dialettico, seppur con toni iniziali poco urbani. Un segnale molto positivo e buon premonitore, l’indifferenza assassina sta per finire». Qualcuno mi avrà preso per matto, pensando che la “bufera” avrebbe prodotto l’esatto contrario.
Non sono, però, stato un buon profeta ma un facile profeta. Ma voglio augurarmi anche che le mie parole, dettate da un’esperienza di Samb ultra cinquantennale, siano state la scintilla che ha fatto scoccare una riscossa duratura e non momentanea. Perché, poi, se la stoffa non c’è, tanto avanti non si va nonostante la forza di un ambiente sportivo che sa responsabilizzare la propria squadra di calcio come pochi altri.
Alla tempesta però deve sempre seguire la quiete, come suggerisce il buon Gianfranco Galiè, nostro assiduo lettore ed estimatore, che ringraziamo.

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