dal settimanale Riviera Oggi numero 746
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il percorso che abbiamo scelto questa volta – l’anello tra Piazza Battisti, Piazza Sacconi e Piazza Nardone – implica considerazioni più di carattere “politico” che sociologico.

Da piazza Battisti saliamo a Via Manara. Abbandono è la parola giusta.

Nell’assurda discussione sul “risanamento” dell’Albula, se debba cioè cominciare dalle foce e dalle zone “nobili” o da quelle “popolari”, andrebbe introdotta un’idea complessiva di riqualificazione del torrente e delle aree che lo costeggiano. Fa tremare l’idea di una foce finto-naturale con “ponticello giapponese” – preludio di chissà quale “restyling” del lungomare di Onorati – con un corso del torrente lasciato al proprio degrado.

Saliamo, quindi, al Paese alto: da Via Manara risaliamo attraverso Via Bixio e Via Fileni verso Via delle Conquiste. Il percorso a piedi, a memoria, non ha mai perso il suo piccolo grado di pericolosità: auto parcheggiate in ogni dove e che corrono lungo le strade strette senza marciapiedi. Troppo sarebbe immaginare una zona a traffico limitato.

Una breve visita al cimitero, visto che ci siamo. Quasi all’ingresso è piombato il blocco di cemento di un nuovo ossario, a dare altra ombra ai defunti. Più in là, davanti al campicello, l’opera di un artista locale: un Cristo risorgente dalle fattezze aliene. Musica in sottofondo: fortunatamente solo canti gregoriani, Natale è ancora lontano. Intonaco cadente e in più punti, in tutta la zona vecchia.

Ritorniamo su Via Fileni e entriamo per Via del Consolato, a consolarci dell’esperienza cimiteriale.
Il centro storico – ci riferiamo alle parti in cui conserva le costruzioni più vecchie e, quindi, soprattutto al vecchio incasato – più che il degrado rischia, in un futuro prossimo, un’ulteriore manomissione e falsificazione rispetto alle costruzioni più antiche.
Con l’indubbio valore immobiliare della zona, terminata la crisi si potrebbe riprendere a restaurare velocemente e a costruire nelle zone limitrofe residue.
Nel suo aspetto semplice e a volte dimesso di vecchie case di mattoni, conserva un fascino ancora da riscoprire e valorizzare; anche in senso turistico.

Scendiamo per Via Forte e percorriamo il porticato della Galleria Nardone, un altro dei pochi edifici significativi in senso architettonico della città. Come il ponte del lungomare, anche la Galleria aspetta di ritornare ai suoi splendori “razional-littori”.

Sul lato della Galleria e su Via Leopardi di nuovo ricompaiono scarabocchi e bidoni stracolmi. Breve vita ha avuto il piccolo parco, aperto solo ad agosto e già vandalizzato.

Sulla via, ci sono ancora i segni del tragico incidente di alcuni giorni fa.

Raggiungiamo Piazza Matteotti e il “salotto buono” della città. Vale e Tino son sempre lì che si baciano.

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