SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Il Comune ha la volontà politica di accogliere la proposta di investimento della Fondazione Carisap sul Ballarin per un’opera architettonica pubblica e di rilievo internazionale. Una soluzione tecnica si troverà, non ci sono ragioni perché non si trovi».
Il sindaco Giovanni Gaspari interviene sulla vicenda Ballarin dopo alcune settimane di silenzio, manifestando nuovamente ottimismo, stavolta condito da affermazioni più precise. In sintesi il primo cittadino dice che l’improvviso stop alla trattativa con la Fondazione Carisap sia dovuto a uno scrupolo del Comune verso possibili ricorsi di varia natura contro il meccanismo della donazione modale. E che per star sicuri i due contraenti di un affare da circa dieci milioni di euro stiano percorrendo la strada della vendita con riserva di proprietà. Uno strumento giuridico con il quale sono stati venduti alla Cash & Carry alcuni immobili del Centro Agroalimentare, società a partecipazione pubblica.
In questo modo il Comune potrebbe (ora) cedere a un prezzo simbolico il Ballarin alla Fondazione Carisap, che ne avrebbe effettivo e formale diritto di proprietà solo fra dieci anni, una volta scaduto il vincolo che impedisce al Comune di venderlo in quanto bene acquisito dal Demanio dello Stato grazie al diritto di prelazione concesso agli enti pubblici.
Gaspari ribadisce: «Ho il consenso politico della maggioranza, si vuole intervenire sull’area del Ballarin perché è strategica per questa città. E lo dimostrano anche gli studi del Nomisma commissionati a suo tempo dal centrodestra di Martinelli. Ora non ci sono ragioni per essere preoccupati. A meno che non si parteggi per la logica del tanto peggio tanto meglio».
Rimarranno le finalità di utilizzo pubblico della struttura che sorgerà al posto del Ballarin e che sarà gestita e realizzata dalla Fondazione? Gaspari risponde affermativamente, aggiungendo quello che appare come un retroscena: «Il meccanismo della donazione modale che volevamo percorrere fino a un mese fa probabilmente non ci avrebbe creato problemi, nel senso non vi era la certezza che fosse impraticabile giuridicamente. Ma abbiamo voluto stare tranquilli al 100%, per evitare ricorsi e impugnazioni. Sono in contatto costante con la Fondazione – conclude il sindaco – tengo spesso incontri ad Ascoli e siamo d’accordo nel trovare una soluzione in tempi brevi».
La Fondazione stringe i tempi, perché teme di perdere l’accordo con il noto architetto Bernard Tschumi. Attenderà una conclusione dell’accordo fino all’inizio di novembre poi, come ha più volte ripetuto il suo presidente Vincenzo Marini Marini, si guarderà attorno alla ricerca di un’area dove fare il suo investimento immobiliare. A San Benedetto o in un altro Comune della Riviera.

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