ASCOLI PICENO – Che l’alleanza di centrosinistra che ha governato negli ultimi quindici anni Palazzo San Filippo fosse in crisi, è cosa abbastanza chiara (si leggano gli ultimi interventi di Rossi e Mandozzi). Che però si arrivasse a dotte (o meno) disquisizioni sulla “mezzadria grassa nella Valle del Tronto” come elemento di polemica politica, questa proprio ci mancava.
I fatti: venerdì scorso l’assessore provinciale alla Cultura, Olimpia Gobbi, ha partecipato ad un incontro «al circolo anziani di Colli del Tronto, organizzato dal Pd locale, alla presenza anche del senatore del Partito Democratico Vita, che è anche vicepresidente della Commissione Cultura. Il tema era “Prospettive di sviluppo della Valle del Tronto“. Ho incentrato il mio intervento sulla questione della “mezzadria grassa”, con cui si intende il termine socio-economico di un’agricoltura che aveva capacità produttive e di sostentamento superiori, grazie alla presenza di forza animale, di poderi non troppo frammentati, di casolari capienti e di grandi dimensioni. Fenomeni che invece non troviamo, ad esempio, nella Valtesino o nell’area montana». Dopo l’intervento, afferma la Gobbi, «mi sono recata a Stella di Monsampolo per l’incontro della Campagna d’Ascolto della provincia: sono arrivata alle 22,10, nel momento in cui il presidente Rossi terminava il suo intervento, e ho avuto modo di interloquire con chi ne ha fatto richiesta».
L’onorevole Luciano Agostini, alla Festa del Partito Democratico, aveva replicato indirettamente alla Gobbi dicendo: «Quando la Gobbi parla di “mezzadria grassa” della Vallata del Tronto offende la nostra memoria e tradizione. Non tollero che si scherzi su queste cose, perché non ho mai visto un mezzadro grasso». Insomma, una piccola gaffe che veniva sottolineata, con una nota stampa, dalla Gobbi: «Non posso pensare che l’onorevole Agostini, con lungo impegno di assessore regionale all’Agricoltura, nato in una terra a vocazione agricola, non abbia mai sentito parlare di “mezzadria grassa”. Spero che questo “infortunio” sia dettato solo dalla foga della polemica politica che si scatena a testa bassa».
E così, fine della corsa, con l’ultimo attacco di Agostini: «La Sua risposta (il maiuscolo è di Agostini, ndr), tende a ridicolizzare il sottoscritto facendolo passare da ignorante, ma non mi offendo: perché io non ho avuto la possibilità di fare le “scuole alte” e quindi so quali sono i miei limiti culturali. Ma non disdegno la polemica, essendo un politico, anche se alcuni amministratori provinciali non la considerano una base per il confronto».
«Del resto – scrive l’onorevole – se avessi voluto scegliere la strada della polemica, avrei preferito rilevare come mai Lei era ad una riunione di un’associazione politica tesa a mettere di difficoltà un’amministrazione di centro-sinistra, quella di Colli del Tronto, piuttosto che partecipare assieme al Suo Presidente ad una riunione con i sindaci della Vallata del Tronto, dove potevano essere discusse e trovate le soluzioni a quei problemi che Lei contribuiva ad esaltare. Avrei potuto dimostrare la completa inesistenza di una qualsiasi iniziativa di politica agricola portata avanti dall’amministrazione di cui Lei fa parte, ma ho evitato anche questo».
«Non mi sfugge il termine economico da Lei preso in prestito, la “mezzadria grassa” per dimostrare una pur condivisibile idea di mantenimento di un paesaggio, ovviamente quando questo non rientri in una visione estremista ed ideologica – prosegue Agostini – Ma, pur dentro quella visione, ciò che proprio offende è aver voluto richiamare ciò che la storia ci consegna quale momento di semi schiavitù, come un concetto spiritualmente positivo e tranquillizzante e quindi collegarlo al tema della compatibilità con l’ambiente che ci circonda. E’ vero forse non saprò declinare bene il termine mezzadria grassa, ma di certo so quali e quante sono state le ingiustizie che hanno accompagnato la vita di tanti uomini e di tante donne».
«La mezzadria – termina l’esponente del Pd – è un residuo feudale tramandatosi fino ai giorni nostri, che solo il sudore, il sangue e le idee di sinistra sono riusciti ad eliminare. Quella sinistra di cui da sempre faccio parte e di cui mi vanto con orgoglio di appartenere. Non quella di chi si sente in ogni contesto – anche non appropriato – come un professore che sale in cattedra per insegnare un pò di storia, ma la sinistra di chi cerca di contribuire ad eliminare qualche ingiustizia senza ricorrere ad impropri paragoni pur di poter dimostrare le proprie tesi».

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