SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo i recenti colpi di scena nella vicenda Foodinvest, con l’uscita di scena di Pignoletti e il contratto firmato fra Malavolta e Vincenzo Ciulla (ancora al vaglio dei commissari giudiziali), le maestranze dello stabilimento agroindustriale chiedono chiarezza a coloro che rimangono tuttora i proprietari: «I fatti alla fine stanno dando ragione ai lavoratori e a chi ha creduto nella validità del sito produttivo, tecnologia e know-how compresi: difatti ci risulta che attualmente diversi imprenditori appetiscono al nostro stabilimento», si legge in una nota delle maestranze. «È stata quindi smentita di fatto la posizione della vecchia proprietà (famiglia Malavolta) che architettando i quattro concordati riteneva lo stabilimento obsoleto, improduttivo, e da smembrare e smantellare immediatamente».

Le maestranze si chiedono come sia stato possibile «che la famiglia Malavolta nonostante la disfatta economica del proprio gruppo possa ancora tenere in mano il pallino e decidere sulla sorte di Porto d’Ascoli. Noi dipendenti ribadiamo con forza che chiunque desideri le chiavi dello stabilimento di Porto d’Ascoli debba presentare alle istituzioni, alle forze sociali, ai lavoratori e al territorio Piceno un piano industriale, un piano finanziario, livelli occupazionali, retributivi e contrattuali».

La nota si conclude con queste parole: «Ricordiamo alla famiglia Malavolta che in diversi tavoli ministeriali ha ribadito che avrebbe affittato lo stabilimento di Porto d’Ascoli a chi avrebbe garantito l’occupazione di tutti gli 82 dipendenti. Sia chiaro che noi vigileremo sul corso della vicenda, adoperandoci affinchè l’assetto dello stabilimento torni a essere quello del 2005».

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