ASCOLI PICENO – E venne l’ora di Massimo Rossi. Il presidente della Provincia, di Rifondazione Comunista, dopo essere stato cotto “a fuoco lento” dagli alleati del Partito Democratico, che vogliono estrometterlo dall’incarico annunciando le primarie di coalizione (ma neppure negli Stati Uniti si indicono le primarie per i presidenti in carica, equivalendo, le stesse, ad una sfiducia di chi già è stato legittimato dal voto popolare), fa sentire la sua voce ed attua un primo strappo con il partito di maggioranza relativa del centrosinistra. E lancia la sua sfida per la presidenza, appellandosi, di fatto, «al territorio, agli amministratori dei Comuni, alle associazione degli imprenditori, agli artigiani, agli agricoltori, ai lavoratori dipendenti, ai centri di ricerca, alle donne e agli uomini che ci hanno seguiti e sostenuti in questi anni difficili ma entusiasmanti. Chiedo a tutti di esprimersi scrivendomi (massimo.rossi@provincia.ap.it) o prendendo pubbliche posizioni nelle forme che si riterranno più congrue: ogni riflessione potrà aiutarmi a compiere la scelta giusta, anche se sono conscio che quest’ultima avverrà nella dolorosa consapevolezza che nulla potrà più essere come prima».
«Le accuse e gli attacchi rivolti a me e ad altri componenti della mia Giunta da esponenti del Pd – scrive Rossi – sono assolutamente inaccettabili non soltanto dal punto di vista politico ma anche da quello etico. Pur di cercare di giustificare un’irresponsabile rottura preordinata per altri fini, si falsificano fatti e dati ben noti e ci si rimangia posizioni già assunte in piena condivisione».
Rossi continua: «Di fronte a tutto ciò, il dubbio lacerante che mi assale in queste ore è se si debbano buttare all’aria tutto il gran lavoro svolto e gli interessi del territorio proprio quando sono in vista alcuni importantissimi traguardi, o se accettare di continuare a condividere un’esperienza amministrativa con chi oramai dimostra di non essere interessato alle cose da fare per la comunità locale ma alle posizioni personali da raggiungere». La frattura con il vicepresidente provinciale Emidio Mandozzi, principale (unico?) candidato del Pd, è evidente, anche se Rossi non lo nomina, e l’onorevole Luciano Agostini, che a Pagliare, durante la festa del Pd, ha di fatto scaricato Rossi ritenendolo responsabile, ironicamente, delle «poche cose fatte in questo territorio»
«Chiunque abbia un minimo di senso di responsabilità non può non rendersi conto cosa possa significare abbandonare l’azione di governo in un momento di crisi come questo, lasciando per almeno otto mesi la Provincia senza una guida, proprio quando s’intravede il raggiungimento di obiettivi che possono rappresentare una svolta per il futuro di questo territorio», prosegue Rossi, che poi cita «l’acquisizione di consistenti risorse per la riconversione della Sgl Carbon, la ripartizione di fondi europei Fers per lo sviluppo delle risorse naturali e culturali, la destinazione dei fondi Fas regionali (elettrificazione ferrovia Ascoli-Porto d’Ascoli, il sottopasso di San Benedetto, la Mezzina a Fermo), la gestione del protocollo di intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico per il rilancio del Piceno e la possibilità di accedere a importanti finanziamenti statali, l’accordo di programma quadro relativo alla bretella di San Benedetto, e al Polo logistico della bassa Valle del Tronto, l’isituzione del Parco Marino del Piceno, investimenti pubblici e privati nel campo turistico, termale ed energetico per 35 milioni di euro, la stabilizzazione del personale precario dell’ente».
«Abbiamo convogliato su questi progetti imprese, sindaci, università: è giusto arrendersi ora perché c’è chi ha deciso, sulla base di un disegno preordinato, di tirare la corda sperando che si spezzi e che il moncone resti in mano agli altri?» si chiede il presidente della Provincia.
«L’interruzione della nostra esperienza comporterebbe effetti drammatici sulle due nuove Province la cui nascita, definita per legge nel 2004, è inarrestabile e avverrà comunque con le elezioni della primavera prossima» scrive ancora Rossi.

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