SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ora ha anche un nome il “Renzo” che in Comune sabato scorso non ha potuto impalmare la sua “Lucia”. E’ G.H., albanese con il permesso scaduto e con precedenti penali quali lo spaccio di sostanze stupefacenti. Ora è agli arresti presso il carcere di Ascoli e dovrà anche rispondere del reato di clandestinità.

Per cui la fede che aveva in tasca dovrà aspettare ancora un bel po’ prima di essere infilata al dito della promessa sposa che, a questo punto, probabilmente all’oscuro di tutto non vorrà più saperne del suo mancato sposo.

Ma se ciò può consolare il marito “mancato” c’è a chi è andata ancora peggio. Difatti, in una chiesa londinese è stata la lei ad essere arrestata addirittura sull’altare, in abito da sposa e pochi secondi dopo aver pronunciato il fatidico “sì”.

Motivo? La polizia britannica ha scoperto ed è riuscita a dimostrare che l’unione aveva il solo scopo di procurare il permesso di soggiorno allo sposo, migrante. Così, invece di lanciare il fatidico “bouquet” la ventunenne portoghese si è dovuta accontentare di offrire i polsi alle manette.

In quanto a lui, 37enne immigrato nigeriano, che non divideva neanche il tetto con la “promessa”, si è ritrovato in stato di custodia cautelare in attesa di essere espatriato.

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