Sul prossimo numero di Riviera Oggi, in edicola martedì, ampio spazio al “caso” Autolelli.

In allegato, formato Pdf, pubblichiamo una nota di Mario Lelli e una lettera inviata dall’Autolelli alla Prefettura di Ascoli Piceno
CASTEL DI LAMA – «Ho commesso degli errori ma ne sono cosciente: non posso però passare come il responsabile della situazione in cui versano i miei ex dipendenti, perché anche io, come loro, sto aspettando che la giustizia faccia il suo corso per veder riconosciuti i miei diritti»: Mario Lelli, titolare della storica concessionaria Autolelli, si difende dalle accuse lanciate dai suoi ex lavoratori, che dalle pagine di Rivieraoggi.it avevano lamentato il mancato pagamento di alcune mensilità e delle liquidazioni di fine rapporto anche pluriennali.
Il tutto, a causa di una reiterata proroga che il Tribunale di Ascoli Piceno e il Prefetto di Ascoli accordano alla richiesta di Mario Lelli circa l’accesso al fondo anti-usura: il prossimo 2 dicembre il Tribunale ne discute per la quarta volta (in precedenza ha accordato quattro proroghe ciascuna di 300 giorni, congelando di fatto la situazione di Lelli, così come i suoi debiti: di qui la sollevazione degli ex dipendenti).
«Ma anche io sto sollecitando il Tribunale e soprattutto la Prefettura a sbloccare la situazione – sbotta Lelli – Il fondo antiusura ha previsto per me una cifra stimata in 4,4 milioni di euro, la metà dei quali sarebbero dovuti essere versati a distanza di due tre mesi dalla decisione, e il resto, successivamente. Ancora, invece, non ho ricevuto nulla. E sia chiaro: da quei fondi sono previsti pagamenti in assegni circolari ai dipendenti, che io non tocco neppure».
Secondo Lelli la crisi della Fiat lo ha costretto ad acquistare e vendere automobili a “chilometri zero”: in questo caso, il prezzo di vendita è basso, mentre occorre anticipare alla casa madre la cifra dei mezzi: «Se ne acquistavo duecento, dovevo chiedere alle banche un prestito di quattro miliardi: gli interessi iniziavano presto a decorrere, e così sono rimasto “strangolato”». Lelli afferma che sul piazzale della concessionaria, a Castel di Lama, c’erano centinaia di auto a “chilometri zero“: «In tre anni ne vendemmo 3.200». La Fiat, in cambio di una ipoteca sull’immobile, aveva concesso anche un anticipo, che Lelli, però, spiega essere stato versato solo per la metà. Di qui, il crack, bloccato poi dalle sentenze del Tribunale. «Ma denuncerò anche Fiat, come hanno fatto, vincendo, un’altra ventina di concessionarie italiane, per una richiesta di danni che potrebbe arrivare alla cifra di 18 milioni di euro».
Riguardo le accuse degli ex lavoratori, Lelli dice di «comprenderli, anche se non posso condividere quanto dichiarato da Mario Paci: io non me ne frego di nessuno, sono impotente di fronte a questa situazione. Anzi: forse tra i miei errori c’è stato quello di non privarmi di alcuni dei miei dipendenti tre anni prima che andassi in difficoltà, ma per me è veramente dura mandare a casa un dipendente».
Appuntamento al 2 dicembre.

p.p.f.

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