dal settimanale Riviera Oggi numero 745

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nell’universo femminile, la luna può improvvisamente apparire nell’oscurità e, nel silenzio, illuminarne le mille affascinanti contraddizioni.
Lo spettacolo “Passo dopo passo…”, ideato e interpretato dalla danzatrice e coreografa Mariangela Pespani (Teatro dell’Olmo, San Benedetto, 24 settembre), e per la prima volta rappresentato in forma di “solo”, ha chiuso la rassegna dei Teatri Invisibili con grande stile e una delicatezza che ben rappresentano il turbolento eppure fragile mondo femminile. Proprio “all’essere donna” è dedicato il lavoro di indagine artistica della Pespani, punto di convergenza di una ricerca più ampia della Compagnia Esule Teatro, da lei fondata insieme ad Eugenio Rava, sulle possibilità espressive del Teatro del corpo, in cui i silenzi sono eloquenti quanto la parola e il canto.
“La luna scende. La luna scende nel cuore”. Queste le prime parole sussurrate, durante la sua performance nell’intimità del piccolo palco, in un’atmosfera che invitava all’ascolto attento e silenzioso di una storia, fatta di poche frasi eppure estremamente chiara. Con questi suoni ha invitato il pubblico ad ammirare un piccolo spaccato dell’anima femminile in cui la sofferenza e la gioia, il silenzio e il canto possono coesistere, alternandosi senza apparente logica.

Una donna che riflette, che osserva se stessa, che cade e poi si rialza, iniziando un nuovo giorno “…i primi raggi di sole, diamoci da fare”. Sbuffa capricciosa come una bambina e poi danza lasciandosi andare alla musica popolare di Ovadia o alle danze sacre di Gurdjieff.
Cambia umore e immobile osserva un punto indefinito del suo orizzonte, “sta venendo sera, è ora. E che facciamo? Ci prepariamo?” La donna che gioca con la sua bellezza.

Incanta la danzatrice Mariangela Pespani, con un perfetto “equilibrio instabile” fatto di staticità e movimenti talora impulsivi e talora trascinati e sofferti. In perfetto accordo con la musica che succede ai silenzi, interrotti timidamente dalle parole.

La conclusione è l’attesa, perché una donna aspetta, che qualcosa si muova, che qualcosa succeda. Ma tutto passa, il ricordo si annida nel cuore, ma un passo dopo l’altro si torna a danzare.

Superba conclusione per i Teatri Invisibili e una meritata lode a Mariangela Paspani e alla dimensione originale e comunicativa della sua arte.

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