dal settimanale Riviera Oggi numero 744
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La sottostazione elettrica (SSE) ferroviaria è un elemento fondamentale della Trazione Elettrica.
Il suo compito è trasformare e convertire la corrente elettrica alternata ad alta tensione fornita dall’Enel in corrente continua e di immetterla nel circuito di trazione. In media la distanza tra una sottostazione e l’altra sulle linee principali è di circa 20 km.
Già dagli anni 80 la Direzione Sanità delle Ferrovie dello Stato ha posto attenzione ai problemi dell’elettromagnetismo lungo le linee ferroviarie avviando uno studio, il primo del genere in Italia, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Le indagini sui livelli di campo sono state effettuate sia in prossimità delle SSE che all’interno dei convogli, sia tradizionali che ad alta velocità.
Nel 2002 Trenitalia ha pubblicato la prima specifica tecnica “Caratterizzazione del livello di esposizione a campi magnetici a bordo di rotabili ferroviari”, in collaborazione con l’Istituto Superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, la Rfi, l’Istituto Superiore di Sanità e numerose università italiane. Come riferimento normativo, in assenza all’epoca di normative nazionali, sono state assunte le linee guida ICNIRP del 1998, riprese anche dalla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea 1999/519. I riferimenti ai limiti proposti dall’ICNIRP hanno poi trovato conferma in Italia nei due Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 luglio 2003 che fissano, rispettivamente, i limiti di esposizione per la popolazione a campi generati da elettrodotti a 50 Hz e a campi generati da sistemi di telecomunicazione e radiotelevisivi alle frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz.

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