SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sul ping pong che da mesi, se non anni, vede contrapposti coloro che vorrebbero chiudere il Piceno Consind (tra gli ultimi, il sindaco di Ascoli Piero Celani) e quanti, invece, vorrebbero rilanciare lo scopo di guida per le politiche di industrializzazione del Piceno.
Palmiro Merli
, assessore ai Lavori Pubblici durante il secondo mandato Perazzoli e, in seguito, consigliere comunale, ha coperto negli scorsi anni, proprio per il Comune di San Benedetto, il ruolo di membro dell’assemblea per il Piceno Consind, esprime la sua posizione in vista del rinnovo degli organi direttivi.
«Il Piceno Consind esprime in realtà orientamenti politici diversi – scrive Merli – Io mi sono dimesso dal mio incarico un anno e mezzo fa, senza peraltro essere sostituito, ma al suo interno vi è una commistione politica che fa sì che il Consorzio non segua politiche né di destra né di sinistra. Per capirci: è la stessa cosa lavorare perché s’insedino imprese di qualunque tipo e con qualsiasi ricaduta sull’ambiente, purché portino posti di lavoro, anche se effimeri, o puntare ad attrarre un’imprenditorialità illuminata, impegnata in lavorazioni a basso contenuto inquinante, orientata alla ricerca e all’innovazione?»
«La massima espressione di questa commistione – continua l’ex consigliere comunale – è il fatto che al vertice dell’Ente siedano oggi un presidente espressione del centrosinistra e un vicepresidente del centrodestra. Non credo che i cittadini si sentano soddisfatti di vedersi rappresentare in questo modo, dalle Amministrazioni che hanno votato, all’interno di un organismo che ha proprio il compito di programmare una fetta importante dello sviluppo».
«Prima di accapigliarsi su come fare le nuove nomine e soprattutto su chi debba ricoprire quegli incarichi, le forze politiche debbano innanzitutto chiedersi se non vi sono altri soggetti che già svolgono le funzioni che dovrebbe fare il Piceno Consind, e quindi valutare una razionalizzazione dei suddetti Enti; in secondo luogo, chiedersi se il comportamento sin qui tenuto rifletta il modo di sentire degli elettori. Che poi dovrebbe essere la ragione stessa della loro esistenza».

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