SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Spettacolare e scintillante, come un varietà. Comico e tragico come la storia di un uomo in bilico tra realtà e finzione. La regia di Artissunch colpisce ancora.
La compagnia Synergie Teatrali, sulle orme dell’epopea del più celebre cavaliere errante della letteratura spagnola, proiettato nella dimensione contemporanea, ha raccontato la storia di un uomo alle prese con la sua immaginazione, nutrita dal sadismo dello show business che ne sfrutta la presunta follia.
Un attore che si fa chiamare Don Chisciotte (Stefano Artissunch) viene assunto in un locale di avanspettacolo al limite del fallimento. Sul pretesto del suo nome d’arte e della sua pazzia, il cinico proprietario (Stefano De Bernardin) allestisce la farsa delle “eroiche” battaglie del cavaliere, imponendo ai suoi dipendenti di assecondare le visioni dell’uomo. Ecco allora che il locale si chiama La Mancha, il palcoscenico è un castello e una fiammante Mini Cooper la variante “a quattro ruote” del buon Ronzinante.
I personaggi si alternano sul palco con ritmo incalzante, anche loro in bilico tra la propria realtà e il ruolo che sono costretti ad interpretare.
Su una colonna sonora da Elvis ai classici e degli anni ‘80, la rappresentazione si è arricchita di ironiche citazioni musicali e cinematografiche (“Arancia meccanica”, per ricordarne una), annullando il tempo e i generi e rilanciando valori che pervadono ogni cultura.
Così la soubrette Lucinda (Alessia Bedini), che si finge Dulcinea, e Cardenius (Gian Paolo Valentini), eroe decaduto del locale, si contendono il loro tormentato amore. Sancho Panza (Alessandro Marinelli) si affanna tra l’assecondare il suo cavaliere e i tentativi di proteggerlo riportandolo alla realtà, “smettetela señor di andarvene in giro inseguendo il vento”. Su tutti vigila l’ironia irriverente del presentatore Orlando (Piergiorgio Cinì), che fa da arbitro alle contese e rappresenta l’anima cabarettistica dello show.

Ma Alonso Quijano, che sostiene: “realtà e finzione sono gemelle, dipende da chi le interpreta”, è veramente pazzo o si lascia fagocitare dal suo personaggio e dal ruolo che la società gli ha imposto?

La conclusione. Il confine tra realtà e finzione si confonde. Cardenius sfida Don Chisciotte a singolar tenzone, ma poi spara e il nobile cavaliere muore di quello stesso piombo, simbolo dell’ineluttabilità della guerra, di cui si rammaricava col suo scudiero, “…che m’impedisce di dolermi della mia rabbia”.

Successo indiscusso. Interpretazione di livello per tutti gli attori che hanno divertito e anche un po’ commosso il pubblico. Mattatori indiscussi, Artissunch e Marinelli, in perfetto contrappunto e che in alcuni momenti sono stati degni delle migliori coppie artistiche del teatro nazionale.



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