GROTTAMMARE – Mercoledì 23 settembre si terrà a Gjirokastra (Albania, città patrimonio dell’UNESCO), il workshop finale di presentazione dei risultati del progetto sperimentale di analisi e valutazione del rischio sismico, volto a sostenere progetti urbanistici di recupero dei centri storici delle due località partner.

I dati della ricerca hanno anche dato vita al volume “Rischio sismico nei centri storici – Il progetto Transismic: analisi sperimentale per la valutazione e la riduzione del rischio”, a cura dell’architetto Fabrizio Torresi.

Un’operazione durata due anni, sostenuta con i finanziamenti della legge 84/2001, che disciplina le forme di partecipazione italiana al processo di stabilizzazione, ricostruzione e sviluppo di Paesi dell’area balcanica, e che ha coinvolto gli uffici tecnici dei due Comuni, la Provincia di Ascoli Piceno, la Regione Marche e le università IUAV di Venezia, D’Annunzio di Pescara e di Gjirokastra, le municipalità di Berat e Libhova, l’Istituto dei monumenti di cultura e l’Ente nazionale per l’energia elettrica albanese.

Un’iniziativa, inoltre, di particolare valenza formativa per aspiranti tecnici, gli studenti dell’Istituto tecnico per Geometri “Fazzini”, coinvolti nelle fasi pratiche del “rilevamento dati”:«Si chiude una fase importante della collaborazione – ha commentato il Sindaco Merli -, ma allo stesso tempo si apre la possibilità per una lettura nuova della cooperazione internazionale, intesa come opportunità per tutti gli attori coinvolti. Vorrei soffermarmi sui valori culturali e sociali che il progetto Transismic ha intrecciato insieme: mi riferisco alla bellissima esperienza che ha coinvolto otto studenti del nostro Istituto per Geometri “Fazzini/Mercantini”, proiettandoli in una realtà sociale, economica e culturale completamente diversa dalla nostra.
La prova data dai ragazzi impegnati in attività di rilievo e misurazione del territorio è stata una grande soddisfazione per tutti noi, oltre che un segnale di incoraggiamento a proseguire i nostri programmi di cooperazione non con lo spirito di “moderni colonizzatori” ma con la voglia di fare tesoro di conoscenze per costruire forme di reale, dignitosa fratellanza tra i popoli».

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