SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Taekwondo è un’arte marziale coreana, conosciuta ed apprezzata per la spettacolarità delle sue tecniche, il dinamismo e l’efficacia dei colpi. Il termine Taekwondo significa letteralmente “arte del combattimento con pugni e calci in volo” anche se il concetto di “arte” è riduttivo, poiché “Do”, in coreano, implica più profondi concetti di natura filosofica. Il moderno Taekwondo, nella sua evoluzione, ha acquisito caratteristiche uniche nel panorama delle discipline orientali, tanto che, dopo essere stato introdotto come sport dimostrativo alle Olimpiadi di Seul 1988, è divenuto sport ufficiale da Sidney 2000. Attualmente, tale disciplina è esercitata, in tutto il mondo, in più di 164 nazioni da oltre 50 milioni di persone.

Il Maestro Khalil Riad è in Italia da 20 anni, ma pratica il Taekwondo in modo professionale da oltre 30 anni. Possiede il diploma di Istruttore e Maestro della WTF (World Taekwondo Federation) e della FITA (Federazione Italiana Taekwondo).

Maestro Riad, dopo tante edizioni olimpiche, solo quest’anno l’Italia è riuscita a conquistare una medagli nel Taekwondo. Quanta importanza dà a un’impresa simile per la diffusione di questo sport nel nostro Paese?
«Moltissima, perché una medaglia olimpica in uno sport così poco conosciuto in Italia (ma praticatissimo all’estero, ndr) dà slancio, visibilità e nutrimento allo sport stesso. Grazie a Mauro Sarmiento, la gente ora sa che esiste un’arte marziale che si chiama Taekwondo e magari avrà interesse a provare a praticarla. C’è da dire, però, che il Taekwondo visto in Tv non è che una piccola parte del Taekwondo globale. Il Taekwondo tradizionale, infatti, è dinamico, aerobico, spettacolare. Ciò che il pubblico ha visto alle Olimpiadi non è neppure il 10% delle potenzialità di questa disciplina».

Solitamente, quando si parla di arti marziali, vengono associate ad una pratica esclusivamente maschile perché più congeniali soprattutto da un punto di vista fisico. A Pechino però abbiamo potuto apprezzare anche combattimenti agguerriti fra donne…
«La maggior parte delle donne non sa che questo sport è adatto a loro. La preparazione del Taekwondo è basata principalmente sullo stretching e sulla scioltezza dell’anca. Notoriamente, le donne sono superiori all’uomo in questo campo. E poi non è vero che per loro è pericoloso. Ha visto come sono protette in gara? Indossano caschetto, corazza, paratibie e parabracci. E, una volta infilati di nuovo i loro abiti quotidiani, non perdono nulla della loro femminilità: sono belle, eleganti, gentili ed aggraziate come tutte le altre donne».
Quali capacità sviluppa a livello fisico e mentale la pratica di una simile disciplina?
«Il Taekwondo migliora molteplici aspetti ed i progressi, sotto il profilo delle capacità coordinative e condizionali, sono quasi immediati. Colui che pratica in modo assiduo il Taekwondo acquista rapidità, coordinazione e resistenza. In più, ottiene ottimi benefici per quanto concerne il controllo del proprio corpo e delle proprie sensazioni e capacità di adattamento e trasformazione».

A causa di gravi fatti di cronaca, si discute sempre più spesso di sicurezza e tecniche di autodifesa. Lei, Maestro, ritiene che il Taekwondo possa essere un’arma efficace per affrontare situazioni spiacevoli che possono accadere nella vita di tutti i giorni?
«Questa è una domanda in cui ognuno dice la sua e la risposta definitiva non esiste. Per quel che mi riguarda, io ritengo, a differenza di molti, che l’autodifesa non debba essere scissa dall’arte marziale. L’arte marziale, in quanto “arte della guerra”, è sia offesa che difesa. Non si possono trattare le due cose separatamente, perché nascono da una stessa matrice, che insegna ad attaccare e a difendersi dagli attacchi. Calci, schivate, uscite, finte, parate e pugni vengono utilizzati per tutti e due gli scopi. E purtroppo spesso ci tocca usarli in occasioni che vorremmo evitare, ma che spesso si presentano a prescindere dalla nostra volontà».
Talora si associa la pratica delle arti marziali a comportamenti aggressivi. Lei ritiene che queste discipline possano sviluppare un lato negativo nel praticante?
«Al contrario. Lo stress della vita quotidiana, i problemi di socializzazione, il nervosismo, la rabbia vengono canalizzati nell’allenamento in palestra e dissolti. La pratica, non solo del Taekwondo ma di tutte le arti marziali, aiuta a scaricare ansie e tensioni che altrimenti coverebbero in noi facendoci vivere male. Nella mia lunga esperienza, ho potuto constatare che, di fronte ad un allenamento a carico sostenuto, problemi familiari, incomprensioni, difficoltà scolastiche e frustrazioni lavorative scompaiono e gli allievi si allontanano da comportamenti aggressivi non socialmente adeguati».

Per altre informazioni su questa disciplina: taekwondosbt@libero.it

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