SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Non parlo, sul caso Ballarin non parlo. Dico solo che sono ottimista». Dice di non voler parlare, il sindaco Giovanni Gaspari, e scusate il bisticcio di parole.
Di certo c’è che ci sono contatti continui con il presidente della Fondazione Carisap Vincenzo Marini Marini, oltre che uno spremer di meningi per verificare quanto sia aggirabile il vincolo di inalienabilità decennale dello stadio Ballarin.
Meningi di dirigenti comunali ed esperti di diritto amministrativo, al lavoro per trovare una soluzione a quello che sembra un vicolo cieco, un intoppo normativo sicuramente sottovalutato e non affrontato con la giusta cautela.
Anche dalle parti di giunta e assessori non si parla volentieri di stadi e fondazioni bancarie. Il leit motiv sembra essere il classico “lasciateci lavorare”.
Ricordiamo che la Fondazione Carisap, “main sponsor” ed investitore nell’operazione architettonica che avrebbe coinvolto la grande firma Bernard Tschumi, ha affermato ufficialmente che se il Ballarin dovesse risultare “bloccato” sarebbe disposta a investire ugualmente in un’altra area della città.
E che se suddetta area non dovesse apparire, investirebbe in un’altra città della Riviera.
«Non pensiamo ad un’altra area, noi vogliamo cogliere questa opportunità proprio per il Ballarin, per riqualificare una zona strategica che attende da troppo tempo», ha chiosato il sindaco nei giorni scorsi, prima di chiudersi in un provvisorio e tematico silenzio stampa.

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