SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Processo Persico alle battute finali presso il tribunale rivierasco: la pubblica accusa chiede condanne da un massimo di un anno e quattro mesi a un minimo di un anno di reclusione per i sette imputati di omicidio colposo.
Nella sua requisitoria il pubblico ministero Carmine Pirozzoli ha parlato di una «concausa di condotte negligenti», che hanno portato al verificarsi dell’annegamento del piccolo Alessio Persico, bambino di cinque anni di età che il 3 ottobre del 2005 cadde nel vano ascensore in costruzione all’interno del parcheggio sotterraneo del centro commerciale Bricofer di via Pasubio. Allontanatosi dalla madre che si trovava alle casse del negozio al piano superiore, Alessio scese nel sotterraneo, vide un pallone nella tromba dell’ascensore, si sporse da una recinzione alta 95 cm (un bancale di legno) e cadde in una colonna di acqua piovana più alta di lui, affogando.
Nel suo atto d’accusa, il pm Pirozzoli ha ribadito che il parcheggio sotterraneo all’epoca era usato dai clienti del centro commerciale, aperto da due mesi circa. E che quindi l’impresa locataria dell’immobile (la Pulcinelli di Roma) avrebbe dovuto attivarsi per la sicurezza della clientela.
«Il fatto che il bancale di protezione fosse alto 95 cm al momento della tragedia è un dato certo», ribadisce il pm, definendo quel maledetto vano ascensore come una trappola mortale che senza l’acqua piovana accumulata nei mesi non sarebbe stata tale. Perciò ha richiesto un anno e otto mesi per il titolare e il geometra dell’impresa Nobilioni che eseguì i lavori, per il responsabile della sicurezza del cantiere e per il direttore dei lavori nominato dalla società Cosmo proprietaria dell’immobile; un anno di pena per i titolari di Cosmo e Pulcinelli e per il geometra della Cosmo e sovrintendente dei lavori.
Il legale di parte civile avvocato Mauro Gionni ha chiesto di subordinare la sospensione delle eventuali pene al risarcimento dei danni alla famiglia Persico, quantificati in 248 mila euro.di provvisionale per il danno morale.
Nell’udienza del 16 settembre non sono intervenuti tutti i legali di parte: i tre avvocati intervenuti hanno chiesto l’assoluzione dei loro assistiti, puntando il dito sull’onere della prova a carico dell’accusa per quanto riguarda la condotta del bimbo (l’avvocato della Pulcinelli ha sostenuto che l’impronta del piccolo non sia stata rinvenuta sul bancale) e sulla questione dell’agibilità, che venne concessa dal Comune solo per il parcheggio sotterraneo e non anche per il vano ascensore e le rampe di accesso al parcheggio sotterraneo. Le difese hanno definito il processo come “vago e indeterminato”.
Il 22 settembre si prosegue, per il 30 si prevede che il giudice Giuliana Filippello pronunci la sua sentenza.

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