SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Forse Rifondazione Comunista non si “smarca” dal Pd, ma sul Piano Casa (che sarà discusso in Consiglio comunale venerdì 26 settembre), si delineano quantomeno due posizioni che, se non poco concilianti, quanto meno possono essere definite non perfettamente sovrapponibili. Quasi un refrain, potrebbe sembrare, di quanto avvenuto a livello nazionale durante il governo Prodi. Con il sindaco Gaspari, stavolta, nelle vesti di mediatore.
Il Partito Democratico, attraverso il coordinatore Felice Gregori, si dichiara perfettamente aderente alla proposta della Giunta e sottolinea i passaggi più significativi del piano. In particolare vengono specificate l’importanza di un recupero delle aree urbane degradate e la necessità della trasparenza che la «pubblica amministrazione che detta le regole con bandi pubblici e chiari che non danno adito a interpretazioni». Forte è il bisogno, secondo il Pd, di acquisire alloggi a prezzi calmierati, per venire incontro alle 500 richieste di “contributi affitto” da parte di altrettante famiglie sambenedettesi.
E’ proprio quest’ultimo punto una delle ragioni del dissenso con Rifondazione Comunista. Pur condividendo in pieno l’esigenza di dare risposte ad un problema la cui discussione è ormai improrogabile, sono diverse le soluzioni auspicate. Secco è il no all’affitto calmierato, meccanismo rifiutato perché già previsto da un bando regionale emanato nei giorni scorsi e di fatto ridondante, mentre si guarda in maniera positiva alla possibilità «di consegnare la proprietà di una parte degli appartamenti al Comune, come del resto già previsto dal piano».
Data la stasi nella costruzione di nuove strutture abitative nell’ultimo decennio, altra richiesta del partito è quella di far convergere totalmente nel patrimonio come alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica gli appartamenti consegnati al comune.
Ma una domanda, che Rifondazione Comunista si pone, riguarda proprio la necessità di realizzare nuovi alloggi «quando la città è piena di appartamenti sfitti» come conseguenza della tolleranza che in passato si è avuta verso gli affitti estivi in nero «che hanno reso più conveniente evadere le tasse e non concedere le abitazioni di proprietà all’utilizzo di chi ne ha bisogno». Un punto imprescindibile per l’approvazione della proposta sarà proprio «la stipula di una convenzione o di un programma attuabile per il controllo dell’affitto in nero».
Se i due partiti della maggioranza riusciranno ad incontrarsi e a dirimere le divergenze allora la città potrà finalmente adottare un Piano Casa.

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