Da Riviera Oggi N. 742

SAMB. Come nelle previsioni quasi generali la Sambenedettese è partita male. Stesso zero in classifica degli ultimi due campionati. Ironia della sorte nel torneo precedente all’arrivo della famiglia Tormenti (2005-2006), esattamente l’anno del fallimento, dopo due giornate di campionato, la Samb era in testa alla classifica da sola con sei punti. Come la Pro Patria oggi nel torneo di Prima divisone, girone A. Insomma, aspettare la quinta o sesta di campionato non fa mai male.
A proposito della situazione in cui versa in questi giorni la Sambenedettese Calcio sapete qual è la cosa che mi ha colpito di più? L’assenteismo con il quale i tifosi rossoblu hanno accettato la seconda sconfitta consecutiva in campionato, per la terza volta in tre anni nelle prime due gare. Avrei accettato più volentieri una contestazione rumorosa ma civile piuttosto che l’assordante silenzio da parte della tifoseria nell’ora post partita, solitamente caldissima in questi casi, da quando il sottoscritto segue il calcio. Questa mancanza di interesse mi fa molta paura perché rischia di mettere fine ad una passione “feroce” che negli ultimi 60 anni ha caratterizzato il popolo sambenedettese. Se poi ripenso alla frase scritta venerdì sulla Gazzetta dello sport “Ancona-Ascoli il derby più sentito delle Marche”, mi vengono i brividi. No, questo non deve accadere. Di chi potrebbe essere la colpa lo analizzeremo in un secondo tempo. Oggi è invece giusto capire bene la realtà che stiamo vivendo. Una crisi in piena regola che va affrontata con intelligenza e saggezza.
A parer mio l’errore più grande commesso dai Tormenti è quello di non considerare che una squadra, per dimostrare la propria validità, deve giocare almeno 4-5 partite con almeno 8-9 undicesimi dei suoi probabili titolari. Quattro-cinque partite però di pre-campionato che permettano a società e dirigenti di capire bene le possibilità e le aspirazioni della formazione che andrà in campo nella prima partita ufficiale.
I Tormenti si sono spesso comportati in maniera diversa affidando, quasi al buio, la responsabilità degli acquisti a vari presunti esperti che hanno assicurato loro che, pur spendendo poco, potevano fare una squadra, tre anni fa da salvezza, anno scorso da metà classifica, quest’anno da primi posti. Senza però poterlo verificare nei momenti giusti cioè nelle gare di precampionato o di Coppa Italia. Potranno farlo solo alla quinta gara di campionato ma in un ambiente efferscente o disamorato come quello attuale tutto diventa più diffcile.
Senza contare che coloro che hanno promesso chissà cosa, appena le cose vanno un po’ male cominciano a sussurrare a qualche giornalista amico che con certi budget non si può fare molto di più. E’ successo e come è successo. Perché non lo hanno detto subito a chi di dovere? Non deve più succedere.
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A questo mio commento scritto lunedì scorso aggiungo con sollievo che durante la settimana il popolo rossoblu ha provato a reagire, a ricompattarsi, insomma a rimettere in campo quella passione forte che da 50 anni contraddistingue i tifosi di San Benedetto del Tronto e dintorni. Se si ricomincia senza gli eccessi che tutti conosciamo, la Samb sopravviverà e come sopravviverà.

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