CUPRA MARITTIMA – Ogni anno viene assegnato il premio Viareggio-Rèpaci in diverse categorie: narrativa, saggistica e poesia. Lo scorso 27 agosto 2008 il riconoscimento per la sezione poesia è stato attribuito al cuprense Eugenio De Signoribus per “Poesie“, la raccolta che comprende i versi dell’autore composti dal 1976 al 2007, edito da Garzanti. Ecco in sintesi le motivazioni della giuria: «Emerge nella sua opera una visione non minimale ma deliberatamente contratta, per una più penetrante messa a fuoco sulla condizione del vivere quotidiano».

Naturalmente il riconoscimento riempie di orgoglio tutta la cittadinanza e, congratulandoci con De Signoribus, cogliamo l’occasione per chiedere al poeta le impressioni “a caldo” sull’evento appena trascorso, in una delle rare interviste concesse.
Il premio è giunto inaspettato?

«Non esattamente, non è la prima volta che sono finalista al premio Viareggio. Si tratta comunque di un’emozione fortissima. Sinceramente ci speravo, è un po’ la felice conclusione di un percorso iniziato con la stesura dei libri precedenti».

Lei fu definito da Giorgio Agamben come “forse il più grande poeta civile della sua generazione”.

«L’aggettivo “civile” lo trovo sbagliato. Qualunque poeta è un poeta “civile” se usa con responsabilità la propria lingua. La poesia non deve essere un diario personale riguardante esclusivamente la vita dell’autore, ma nei suoi versi deve cercare di trasmettere anche il dolore del mondo».

Che periodo sta attraversando ora la poesia?

«Sicuramente c’è una sofferenza generalizzata. Nel tempo che stiamo vivendo si parla per slogan, il linguaggio sembra fatto di plastica e sembra sordo alla poesia. In molti paesi come l’Italia, pur essendoci scrittori importanti, questi fanno fatica ad essere scoperti, o vengono scoperti tardi, perchè per la società non ricoprono più quel ruolo importante che avevano in passato».

Cosa si può fare dunque per sensibilizzare la società alla poesia?

«L’arte poetica si avverte dentro ognuno di noi. Molti parlano della scuola ma in realtà può fare poco perchè si trova in un contensto complicato: la scuola rispecchia tutte le problematiche di una nazione. Spetta invece al singolo insegante avvicinare i giovani alla poesia, non in modo autoritario certo, ma facendo capire ai ragazzi cha la poesia fa parte della nostra vita e dei nostri sentimenti».

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