GROTTAMMARE – Secondo appuntamento con “Dall’Adriatico all’Atlantico e oltre – Visioni e Scritture”, la serie di incontri aperti al pubblico, organizzati in collaborazione con l’università di Venezia e il Master in Traduzione di testi post coloniali dell’ateneo di Pisa. Sul palco del Kursaal, è andato in scena il recital di un estratto della versione teatrale di “Whylah Falls”, opera di George Elliott Clarke, uno dei maggiori rappresentanti della letteratura canadese contemporanea.
Ha introdotto la serata il professor Giulio Marra, che ha spiegato a grandi linee le caratteristiche “polifoniche” della poesia di Clarke, che accoglie e sfrutta le molteplici possibilità espressive del linguaggio in versi, fino all’originale invenzione di aggettivi.
La sua opera è il risultato del suo impegno politico-sociale come “Revolutionary black poet” e delle ricerche, condotte nella sua terra natia, la Nuova Scozia, delle realtà sociali afroamericane e del razzismo che ne accompagna l’evoluzione. Lo scrittore canadese si è presentato al pubblico leggendo una poesia composta per l’occasione, “To my Muse”.
Sul palcoscenico, voci recitanti, cantanti e due chitarristi. Recitazione e Blues, perché Whylah Falls è un luogo inventato, in cui si vivono vicende realmente accadute nella black community, in cui si assiste alla quotidiana lotta tra l’amore e la violenza politica che ne deturpa la bellezza.
A Whylah Falls si arriva “con il sogno, accompagnati da un coro africano battista e una chitarra”.
Al termine della rappresentazione, George Elliott Clarke è salito sul palco per leggere i versi conclusivi dell’opera, poi finale in Blues, con il pubblico che accompagnava la musica con il battito delle mani.

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