SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Presto per emettere sentenze definitive, ma la sensazione generale c’è: non è una Samb che possa ambire ai primi cinque posti della classifica. Non sarebbe servito molto: due tra Morante (meglio di Myrtaj e Cammarata), Desideri o Carlini, Cristiano o Danucci o Amerini (persino uno Iovine non sarebbe dispiaciuto). Con almeno due tra questi tre acquisti, la squadra rossoblu avrebbe acquisito un altro volto. Prima dell’inizio del campionato, facemmo, un po’ scherzosamente, riferimento al fattore “P”, indicandolo come quell’elemento in grado di modificare la valutazione della squadra in base al rendimento, tutto da scoprire, di Pippi, Palladini, Pisano, Padula, oltre che del quasi esordiente mister Piccioni.
Incertezze che potevano ancora essere limate da qualche acquisto dal rendimento “sicuro” (anche se tutto, nel calcio, è aleatorio), che invece non è arrivato. Nonostante questo, la formazione appare più solida di quella di un anno fa, ma, come quella, destinata a dover lottare per non essere risucchiata nella zona play-off, con lo stesso handicap di una partenza che non sarà agevole (la formazione titolare ha giocato solo nell’esordio a Novara, pur contando le assenze a vario titolo di Cigan, Tinazzi e Pisano), data la poca conoscenza tra i calciatori.
Stupisce la contraddizione tra le ambizioni paventate dalla società e, invece, gli arrivi di calciatori svincolati o in prestito (pur con diritto di riscatto): la lunga serie di trattative mai andate in porto, molte delle quali pubblicizzate dalla stessa Samb Calcio (quale bisogno masochistico c’è di comunicare che si sta per chiudere con Danucci o Amerini, ad un’ora dalla chiusura del calciomercato, quando invece non se ne fa nulla? E questo è uno dei tanti esempi), hanno contribuito ad innervosire una tifoseria che già non aveva creduto ciecamente alle promesse di un campionato di vertice.
Proprio questo è il punto interrogativo di questo campionato: il comportamento dei tifosi nei confronti della società, nei confronti di una squadra che questa volta, davvero, sembra costruita per compiere il grande salto nel campionato a venire, invece che in questo in corso. Se non si vincesse con il Pergocrema, la frattura rischierebbe di diventare completa: il tutto nuocerebbe sicuramente al rendimento della squadra, che negli anni passati, nonostante avvii disastrosi, è riuscita poi a recuperare terreno, mostrando, sia con Ugolotti che con Piccioni, spiragli di gioco spettacolare.
Per i Tormenti rischiano di arrivare giorni non facili. Il problema è che la voglia di azzeramento che spesso, da anni, serpeggia a San Benedetto, faccia stavolta veramente tabula rasa anche di ciò che di buono, negli ultimi due anni, è stato realizzato. Perché ripartire anche da quella base (poca o tanta che sia) potrebbe essere impossibile.

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