ANCONA – Riceviamo dall’ex onorevole del Pci Pietro Paolo Menzietti, e pubblichiamo integralmente:

In questi giorni ad Ancona si sta svolgendo un importante evento: il “Festival Internazionale Adriatico Mediterraneo” (dal 30 agosto al 7 settembre), 100 artisti di diversi Paesi, 40 spettacoli, musica, poesia, arte e cinema, per pensare e ragionare insieme.
Da giovedì 11 settembre a domenica 19 ottobre il Festival si svolgerà in Bosnia, Albania e Serbia. L’insieme delle iniziative coinvolgono artisti ed intellettuali di grande valore: Tahr Ben Jalloun, Pedrag Mavtejavic, Erri De Luca, Carlo Lucarelli, Nicola Piovani, la cantante algerina El Becharia, Eugenio Bennato, Giovanni Allevi, e tanti altri.

Secondo il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, l’obiettivo del Festival Adriatico Mediterraneo «è una manifestazione che rientra nella strategia di valorizzazione delle Marche nell’area mediterranea»; Fabio Sturani, sindaco di Ancona, sottolinea il ruolo della città dorica «nella centralità che il Mediterraneo ha acquisito in Europa e nell’area balcanica».
L’iniziativa si svolge ad Ancona, ma interessa tutti i cittadini marchigiani, la sua classe dirigente, le istituzioni, Comuni e Province in primo luogo. Non ci si può lamentare della marginalità del sud delle Marche se non si partecipa ai processi di definizione delle strategie dello sviluppo. Ci si auto-emargina con politiche localistiche e si critica Ancona per il suo ruolo egemonico nella regione. Le Marche è una regione al plurale, ma bisogna che tutte le parti di essa siano autorevolmente presenti nei processi che contano. Altrimenti la sua classe dirigente assume il ruolo di “questuanti” che rivendicano concessioni, perdendo, appunto, quello di classe dirigente. Il sud delle Marche non può più contentarsi di elargizioni “per grazia ricevuta”.Ascoli non assolve al suo ruolo di capoluogo di Provincia e la sua debolezza storica, dopo aver determinato la disgregazione del territorio Piceno, pone a San Benedetto ed agli altri comuni, in un rapporto consensuale e paritario, il compito urgente di definire una propria identità ed un proprio ruolo nel contesto regionale. Questo non significa rinunciare ad una specificità unitaria provinciale, ma semplicemente non rimanere inerti e subire un processo irreversibile di marginalità.
La ristrutturazione e qualificazione urbanistica dell’area nord di San Benedetto, lo stesso investimento della Fondazione Carisap, costituiscono una opportunità perché la città possa inserirsi nel processo identitario del ruolo delle Marche nella nuova Europa. Possiamo far vivere concretamente, dalle persone, indipendentemente dalla loro nazionalità o fede religiosa, quanto sia importante l’idea del mare che ci unisce. Dobbiamo realizzare le infrastrutture che rendano possibile la cooperazione fra le due sponde dell’Adriatico ed aprire un sistema di relazioni con l’area balcanica.
Sono scelte di fondo che ci rendono protagonisti dei processi strategici che le Marche stanno costruendo, faticosamente, ma con indubbia visione alta della politica e della cultura di una regione al passo con i tempi.

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