di Reno Pompei*

L’Italia viaggia ormai da diversi anni con valori di crescita del Prodotto Interno Lordo vicino allo 0%, ce lo conferma anche l’ultimo dato Istat della settimana scorsa.
E’ vero che il principale motivo è da addebitare alla crisi mondiale che ormai si protrae dall’anno 2000, con accenni di ripresa che poi non si sono consolidati mai per vari motivi indipendenti da noi (attentato alle torri gemelle, tensioni continue nel medio oriente, i mutui americani subprime sugli immobili e per ultimo l’aumento incontrollato e speculativo del prezzo del petrolio).
Però dobbiamo dire che noi italiani ci abbiamo messo molto del nostro, a cominciare dalle riforme strutturali che avrebbero snellito e modernizzato il paese e soprattutto dal mancato controllo dei prezzi al consumo nei primi mesi dell’avvento dell’euro.
L’allora governo Berlusconi, insediato da alcuni mesi, per una sua scelta di politica economica, lasciò che i prezzi al consumo fluttuassero liberi, senza il controllo di un’autorità che bloccasse le eventuali speculazioni che, di solito, in queste situazioni sorgono e ingiustamente la colpa fu data all’euro (ora più nessuno lo colpevolizza).
Ci fu così un indiscriminato aumento di molti prodotti di prima necessità (frutta, verdura, abbigliamento, calzature, servizi ecc…) che di fatto portarono alla diminuzione del potere reale d’acquisto delle retribuzioni degli italiani, che rimasero quasi ferme.
Gli italiani da allora si sono fatti molto prudenti e attentissimi alle spese, consumando sempre meno e comprando l’essenziale.
In un’economia di mercato, questa situazione porta dritti alla recessione perché si fermano i consumi e la produzione rallenta.
Di conseguenza si perdono posti di lavori, il ceto medio (che è la stragrande maggioranza della popolazione) soffre, perde la fiducia, si impaurisce e risparmia ancora di più, nella prospettiva di tempi peggiori.
Insomma si è innescato un trend economico negativo molto complesso e difficile da gestire e nessuno sa, a breve, come finirà.
Ci vorrà del tempo prima che il trauma dell’avvento dell’euro sarà assorbito completamente e chi ne farà le spese saranno soprattutto i giovani che si immettono nel mondo del lavoro con rarissime opportunità e i vecchi che non hanno più la capacità di produrre ricchezza.
Questo governo dovrà avere la forza e la consapevolezza di prendere decisioni importanti per il paese, senza guardare in faccia a nessuno perché più il tempo passa e più i problemi si aggraveranno e saranno più difficili da risolvere.

* Un lettore

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