dal settimanale Riviera Oggi Estate numero 735

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel nuovo appuntamento di Scorri–Bande abbiamo intervistato una band sambenedettese/”della vallata” che compone inediti e canta in italiano. Matteo Pagnoni alla voce e chitarra, Valerio Ciaralli alle tastiere, Giuseppe Caruso alla chitarra, Romeo Alfonsi al basso e Mirko Amabili alla batteria: meglio conosciuti come Frank & The Family.

Matteo, qual’è l’origine del vostro nome, la vostra storia musicale, i vostri idoli?
«Mi conoscono più come Frank che con il mio nome di battesimo, e la Family è davvero una famiglia. Veniamo tutti da band diverse per genere, nei F&TF abbiamo trovato un’identità. Personalmente sono cresciuto con i Motorpsycho, Jeff Buckley, i Massimo Volume e tutta la scena rock alternative degli anni ’90».

Avete già all’attivo un disco che sta avendo un buon successo e avete suonato nei (pochi) locali della Riviera che propongono musica live. Dove volete arrivare?
«Nel 2007 ci siamo autoprodotti il primo album “La grande luce”, è stata una scommessa che abbiamo vinto con un anno di sacrifici. Ora siamo di nuovo in studio per registrare un EP che dovrebbe vedere la luce ad ottobre. E’ possibile ascoltare sia sul nostro sito ufficiale che sul nostro myspace (www.myspace.com/frankandthefamily) le tracce dell’album. Siamo pronti per i live in tutta Italia che dovrebbero partire in inverno per promuovere il nuovo lavoro, intanto suoniamo orgogliosamente nella nostra terra».

Canzoni d’amore con il rock nel sangue. Cos’è per voi l’espressività della forma-canzone?
«Molte canzoni che ascoltiamo alla radio e sul web banalizzano l’amore, parlando soltanto della sfera emozionale, fisica. La forma canzone è un canale per trasmettere un messaggio, i musicisti dovrebbero ricordare più spesso che hanno una responsabilità invece di autocelebrarsi nel successo mediatico».

Qualcuno vi ha definiti “anti rock star”. Cosa c’è di vero in questa etichetta?
«E’ così. Non ci interessa apparire nei rotocalchi rosa, vestire al passo con i tempi o fare la vacanza ai tropici. Siamo persone con lavori precari, a fatica riusciamo ad arrivare a fine mese, una rock star invece si vergogna di essere normale».

Alfieri di un rock romantico di qualità. É possibile definirvi così?
«Forse è un po’ anni ’80 come definizione ma non è malvagia, a patto che romantico non significhi malinconico o patetico. In realtà abbiamo fatto caso che ci definiscono in molti modi, spesso differenti tra loro. L’aspetto positivo è che nei live possiamo palpare l’interesse del pubblico, è una bella conquista».

Servizio video a cura di Oliver Panichi
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