SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Comune ha deciso di avviare una collaborazione, in modi e tempi ancora da definire, con la società per azioni Porto Antico di Genova.
«Sull’esempio di Genova, vogliamo rimettere il mare e l’area portuale al centro della vita culturale e turistica cittadina, beneficiando dell’esperienza di coloro che hanno vinto questa sfida anni fa», dichiara Giovanni Gaspari, reduce da un sopralluogo a Genova nelle settimane passate e fautore dell’arrivo in città dell’ingegner Andrea Rossi, responsabile degli Affari Generali nella società ligure.
«San Benedetto ha un puzzle da ricomporre. I pezzi sono i musei della zona portuale, la zona umida della Sentina, il terzo braccio del porto, il progetto Ballarin della Fondazione Carisap. Gli obiettivi che abbiamo sono lo sviluppo di progetti culturali, piccole fiere, esposizioni destinate al turismo scolastico, in modo da allungare la stagione delle presenze turistiche», dichiara Gaspari in una conferenza stampa tenuta in Comune insieme all’ingegner Rossi.
Due realtà, quella genovese e quella sambenedettese, agli antipodi per molte cose. «Logico che non si potrà fare una riproposizione speculare, ogni città ha i propri connotati, ma qui ci sono interessanti margini di sviluppo per creare un’offerta didattica e culturale che abbracci il porto, la zona umida della Sentina e l’entroterra collinare», dice Rossi.
«PAROLA D’ORDINE SPROVINCIALIZZARSI» «Vogliamo uscire dal nostro guscio, vedere oltre, sprovincializzarci»: queste le parole d’ordine del sindaco di San Benedetto. Ma per scendere nel concreto, dopo questo primo contatto, bisogna accennare alla mission della società Porto Antico. Dal sito web della società leggiamo che gli obiettivi sono “restituire l’area del Porto Antico alla città; rendere vivibile e godibile l’area tutto l’anno con iniziative culturali, con lo sviluppo dell’attività congressuale, con la realizzazione di strutture nell’interesse generale; creare un polo di attrazione turistica nazionale e internazionale”.
Porto Antico, società a prevalente capitale pubblico, ha in concessione fino al 2050 130 mila metri quadrati di spazi nello scalo marittimo ligure, in un’area nata così com’è oggi dopo le Colombiadi del 1992, quando grazie a forti investimenti pubblici furono realizzati l’Acquario, il Centro Congressi e poi spazi espositivi con affaccio diretto sul mare ricavati dai vecchi magazzini portuali, un’Arena del Mare, un teatro. Spazi che ospitano ogni anno oltre 250 eventi e più di 3,5 milioni visitatori.

IL BALLARIN E IL PORTO? Sembra dunque che il Comune stia facendo una scelta di campo per il futuro del porto, mettendo da parte le velleità mercantili, anche per l’ovvio deficit infrastrutturale nel resto della città. E il terzo braccio del porto, spesso citato da Gaspari come grande opportunità? «Sarà inteso come luogo del divertimento e luogo espositivo», risponde il sindaco.
E il Ballarin? «Attendiamo la proposta dell’architetto Bernard Tschumi, sicuramente sarà un elemento che darà molte indicazioni. Abbiamo bisogno di un collante fra tutte le idee che abbiamo e che prenderemo in esame».
Sembra rientrata l’ipotesi ciclicamente riproposta del collegamento navale per passeggeri con l’altra sponda dell’Adriatico, troppo onerosa in termini di costi per il Comune.

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