Tra scultori di fama internazionale che hanno partecipato all’Simposio di Korca menzioniamo Toshihiko Minamoto, Uli Schwander, Emanuel Koko, Vladimir Kacaku, Giorgie Cpajak, Jo Kley e Panaite Chifu.
Ogni scultore ha realizzato la propria opera da un blocco di pietra serena grigia prelevata da una cava della zona e al termine della manifestazione, alla presenza della autorità municipali, tutte le opere sono state sistemate a cura degli autori all’interno del parco.
Anche in questa occasione Tavanxhiu si è messo all’opera e, partendo da un blocco di pietra scelto direttamente nella cava, ha scolpito la “bitta per la cultura”.
L’opera è alta circa due metri e rappresenta un punto di riferimento sicuro, un appoggio, una certezza, un approdo sicuro nella incertezza della vita di ogni giorno.
Il significato simbolico dell’opera è ben espresso dal desiderio atavico dell’uomo di avere un punto di riferimento per sentirsi al sicuro, difendendosi dalle avversità dell’ambiente circostante
La bitta quindi rappresenta l’ormeggio sicuro, un punto fermo, in cui l’essere umano riconosce se stesso la propria identità cioè la capacità attraverso la cultura di controllare e dominare le forze primordiali della natura.
In questa, come altre opere Genti Tavanxhiu, reinterpreta in chiave moderna le forme suggerite dalle attività legate alla tradizione della sua terra di origine; in particolare quest’opera evidenzia ancora una volta la “sensibilità per la pietra” dell’artista, che attraverso le conoscenze dell’antica tecnica dei lavoratori delle cave di pietra, supera le difficoltà del materiale abrasivo con cui è realizzato il manufatto.
Tra i prossimi impegni dell’artista segnaliamo la partecipazione al XXXV Premio Sulmona, Rassegna internazionale d’arte contemporanea, nella città abruzzese dal 13 settembre al 4 ottobre, presso il Polo museale Civico-Diocesano.

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