dal settimanale Riviera Oggi Estate numero 733

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Cosa c’è di meglio quando riscopri qualcuno che propone un genere che in Italia non ha messo radici? C’è che può capitare di imbattersi nei CaljAmari.

Stiamo parlando di Power Pop, e molti si chiederanno di cosa stiamo parlando. Una corrente fresca che ha visto spunti molto interessanti nel Regno Unito e negli States.
Anche i Beatles sono stati i padri di questo genere, che poi si è evoluto nelle note dei Posies e dei Gigolo Aunts. Nella terra della pasta Giulio Suoceti ci ha provato, poi ha appeso la chitarra al chiodo.

I Caljamari nascono su finire del 2007 e sono nella formazione attuale da pochi mesi: Francesco Anzivino alla chitarra e alla voce, Vincenzo Capriotti alle tastiere e ai cori, Silvio Capretti alla chitarra e ai cori, Lodovico Sartarelli al basso e Cristian De Angelis alla batteriA (nel nostro servizio video sostituito temporaneamente da Alberto Angelini).

Francesco, ti trovi ad essere l’erede di un genere che in Italia ha un misterioso papà. Come ci si sente?

«Siamo figli di un musicista incompreso in Italia, Giulio Suoceti, che ha sfiorato il successo e ha abbandonato la produzione di musica molto presto, visto che la sua attività si mosse a cavallo tra il 1992 e il 1995, subissato dall’ondata grunge. Abbiamo semplicemente raccolto il suo testimone, a più di un decennio di distanza».

I CaljAmari hanno un’anima propria e tenteranno di continuare da dove Suoceti ha lasciato?

«La nostra formazione ha più di un’anima, tanto da essere in pieno fermento. Stiamo pubblicando le nostre canzoni inedite sul nostro myspace (www.myspace.com/caljamari) e abbiamo intenzione di completare un promo con cinque brani».

Perchè questo nome, forse ha qualcosa a che fare con la tua cittadina vicina al mare?

«Prova ad immaginare il concetto di “tentacolarità” in musica, è evidente che l’unione nasce da background musicali molto diversi fra loro».

Come ti trovi a suonare nel tuo stesso gruppo con un’altra generazione di giovani musicisti?

«Ho 28 anni e l’età media degli altri è inferiore di 10 anni. E’ stimolante suonare con menti fresche e poco corrotte dall’abitudine. Mi piacerebbe salvarli dalle “sabbie mobili” della cover band, anche se per ora ci sentiamo dei precari del palcoscenico».

Il tuo rapporto con le altre band cittadine?

«E’ molto limitato anche se non sono un reduce. Quando ho iniziato a suonare ero troppo giovane, ora invece mi trovo ad essere sicuramente più maturo».

Il pubblico della Riviera apprezza questa riscoperta del Power Pop?

«In realtà ci sono gli stessi problemi di dieci anni fa, c’è disinteresse verso chi produce qualcosa che non sia una formula già collaudata. In piccolo comunque c’è chi segue la scena e ci stima».

Servizio video a cura di Oliver Panichi e Matteo Pagnoni

montaggio Oliver Panichi

cliccando sul tag scorri-bande è possibile visualizzare tutte le puntate della rubrica di rivieraoggi.it

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.464 volte, 1 oggi)