SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In merito alla destinazione dell’area dell’ex stadio Ballarin, interviene anche l’ex assessore ai Lavori Pubblici Giancarlo Vesperini (Partito Socialista). Prendendo spunto da una frase di Renzo Piano («La polemica fa bene all’architettura»), Vesperini afferma che servono «più di una provocazione, se si capisce il ruolo della critica e dell’ironia». «Siamo sicuri che puntare i riflettori sulle eventuali ipotesi progettuali fantasmagorici sia il modo più efficace per comunicare a che punto è arrivata l’attuale politica?» esordisce l’ex assessore, che continua: «L’area “Ballarin” è diventata tema cruciale, politico, proiettato verso il futuro di questo territorio, è diventato veicolo essenziale del marketing politico (ben al di la della cerchia degli addetti ai lavori) dove viene già incorporata la domanda e la soluzione ai problemi che una committenza sempre più “interessata” gli pone».

«E’ un’area stratificata da diritti che in questo caso vengono difesi contro l’invadenza d’interessi più generali, sarà un’area di “Resorts” o di “Condomini” su cui le cronache cittadine riversano malumori e reminiscenze urbanistiche?» aggiunge provocando Vesperini. «Questa area e il relativo progetto meritano per il peso che ha nella vita quotidiana degli abitanti la massima coscienza, perché banalizzando la materia urbanistica si rischia di alimentare il populismo, che viene generato da una mentalità resistente perché costruita nel sospetto e nell’esclusione dalla conoscenza e informazione».

Vesperini cita anche un altro architetto, Daniel Libeskind, quando dice che “nell’età della globalizzazione il mondo è in qualche modo appiattito. Tutto sembra uguale. Per questo è ancora più importante infondere un senso di individualità ad ogni luogo. Guai ad inseguire una formula globale senza volto e senza riferimenti al territorio”. Conclude l’ex assessore: «D’accordo con chi ha proposto la valorizzazione delle realtà locali (“filiera”) culturali e scientifiche per il “nostro mare” e come ha già sostenuto l’architetto Bernard Tschumi “un generatore di attività e di cultura”.

Noi vorremmo qualcosa di indimenticabile, coinvolgente e di grande effetto: la stessa sfida dei grandi architetti del mondo antico». Siamo d’accordo, grosso modo, con le indicazioni di Vesperini. Un solo dubbio: quando era assessore, ovvero aveva molto più potere di ora (è stato, in qualche modo, “dimesso”), Vesperini non si è mai fatto notare per interventi pubblici. Perché?

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