Da Riviera Oggi Estate numero 736

CUPRA MARITTIMA – Passeggiando per Marano, che conserva tuttora intatto il suo aspetto medievale, sembra di tornare indietro nel tempo e viene da chiedersi come fosse stata la vita di quel borgo. Molte edifici sono crollati, e bisgogna attingere alla memoria fotografica del libro “Cupra com’era” di Mario Bucci, conservato all’Archeoclub, per farsi l’idea di quello che è andato perso.

Il Castello di Marano (Castrum Marianum) sorse nel VII secolo dalle rovine della preromana Cupra, la prima città fondata dai Piceni Sabini. Il Castello, ricco di palazzi e chiese, fu fondato dal signorotto romano Marianus. Nel 1254 Marano passò sotto Re Manfredi e poi nel 1270 sotto la curia fermana. La Rocca venne costruita nel 1443, quando fu occupata da Francesco Sforza.

«Per una originale ambientazione di Marano – spiega Vermiglio Ricci, presidente dell’Archeoclub – che unisca contributo dialettale e poesia, è utile ricorrere al libro di Ernesto Ciucci “Coje Li Frutte e lascia sta le fronne“. Lì, nella storia rimata “Lu Castelle de Marà e la morte de Cazzapà”, viene riproposta la cornice del Castello, i suoi personaggi, e la vita quotidiana del vecchio incasato».

Come ricorda Ciucci «nessuno a Marà si chiamava col proprio nome: tutti erano indicati con un soprannome che poi rimaneva per sempre». Ecco alcuni soprannomi di una Cupra di ieri, sempre riportati nel libro “Coje li frutte e lascia sta le fronne” di personaggi ormai scomparsi ma che rimangono nella memoria: Marcucce, Crecenitte, Ciurbì, Ramamò, Ndrenelle, Lu direttò, Lu rusce, Mingo, Rneste, Ruzzi, Masignà, Ngiulì, Lu milionarie, Calignà, Cremendì, Pallottì, Ndò Ndò, Federicó, Vasio, Mberto Marcandò, Mamò lu candastorie, Lattanze, Melà, La Biocche, Settimie.

Chi erano: Marco Marcantoni, Erapione Cruciani, Quintilio Ricci, Giovanni Verdecchia, Vincenzo Andrenelli, Vincenzo Zaccagnini, Viancenzo Giacoponi, Domenico Fazzini, Ernesto Focaracci, Enio Ruzzi, Alfredo Di Giacomo, Angelo Alessandrini, Alessandro Fazzini, Francesco Acciarri, Clemente Ciccarelli, Giuseppe Pallottini, Antonio Focaracci, Federico Biondi, Evasio Lattanzi, Umberto Marcantoni, Giovanni Verdecchia, Evasio Lattanzi, Melanio Marini, Umberto Biocca, Settimio Lattanzi.

Questi riportati di seguito invece sono una piccolissima parte dei tanti ed attuali soprannomi delle famiglie cuprensi, tuttora usati per indicare le casate al posto dei cognomi, specialmente dai più anziani. L’autore della raccolta di questi nomi “Chi fijo scì?come te se dice?” è Osvaldo Capocasa. L’elenco completo si può trovare su internet nel sito www.cupramarittima.net.

«Cecè, Lu Scaze e Tremarelle, Quarantonce, Cazzapà e Cacarille. Verzellì, Viancialó e Cazzuttille, Pesapoco, Lu Fuste, e Caretille. Lu Svizzere, La Bavere e Perlió, Tiritè, Lu Zinghere e Cucció. Cucciunìtte, Fantille e Ciarrapó. Lu Nèuse, La Baliste e Chiappó. Petterùsce, Caramba e Nichelate, Carlimè, Fanì e Lu Mbepate. Lu Rusce, La Pesaòe e Pació, Ggigge de la luce, Direttó e Rapió. Pregnepì, Bucchì e Cerisció, Zeno lu stagnì, Cappellà e Pipicció».

Riportiamo inoltre i primissimi versi di “Lu castelle de Marà e la morte de Cazzapà”.

“Sopra ncolle rrambecato

tra le mure vecchie sta,

quasce tutto diruccato,

lu castelle de Marà,

da li merle niri niri,

da li grossi turriò,

dove addè ce f ali ggiri

ronnelelle e runnelò

Stu castelle cummannive

tembandiche a Canfellò,

a Legrotte, ad Acquavive,

a Mondalde, a Mondefiò,

Sandandrè tenì suggette,

nghe la ripe e li ripà,

Masignà, Sammenedette,

lu castelle de Marà”

Traduzione:

Arrampicato su di un colle,

sta tra le sue vecchie mura,

quasi tutto diroccato,

il castello di Marano,

dai merli neri neri,

dalle grandi torri,

dove ora ci girano

rondinelle e rondoni

Questo castello comandava

nel tempo antico su Campofilone,

Grottammare, Acquaviva Picena,

Montalto delle Marche,

Montefiore dell’Aso,

Sant’Andrea,

Ripatransone e i ripani tutti,

Massignano, San Benedetto del Tronto,

il castello di Marano.

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