SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel difficile mondo del borgo la speranza, affidata alla sacra immagine della Madonna della Marina, attraversava San Benedetto in gran corteo, per prostrarsi al mare. Per Sua intercessione si chiedeva benevolenza e abbondanza verso una vita migliore.
Pietro Pompei, storico del folklore religioso sambenedettese e direttore del bimestrale “Lu Campanò”, ci racconta la devozione del popolo marinaro alla Madonna e la commistione di sacro e profano nelle celebrazioni storiche in suo onore. Inizia così una rievocazione in esclusiva per rivieraoggi.it e per Riviera Oggi Estate (che pubblicherà questo articolo nel suo numero in uscita venerdì 25 luglio), dedicata alla festa tradizionale sambenedettese, che quest’anno cade nel fine settimana del 26 e del 27 luglio.
Come nasce una festa religiosa “tipica” in un piccolo e povero borgo di pescatori?
«L’origine di tutte le feste religiose e civili sambenedettesi e il calendario con cui si celebravano dipendeva da un evento che nel dialetto prende il nome de “Lu Rolle”, traduzione di “Il Ruolo”. Indica in sostanza il momento in cui si tiravano le somme di spese e guadagni e il marinaio poteva finalmente avere soldi a disposizione per necessità e modesti sfizi. “Lu Rolle” era un momento cruciale, che scandiva la vita dei pescatori. Si mettevano in circolo intorno al tavolo, contavano quello che erano riusciti a guadagnare e dividevano a seconda dei ruoli ricoperti. Chi guadagnava di più aveva il privilegio di mettere la bandiera nel punto più alto dell’albero, così tutti sapevano quale era la barca che aveva fatto gli affari migliori. La scadenza era trimestrale e proprio perché erano gli unici periodi dell’anno in cui c’era disponibilità economica, venivano fatti coincidere con le feste religiose più importanti: Natale, Pasqua, la festa della Madonna della Marina, in luglio, e la festa della Madonna della Vittoria, in ottobre, che celebrava la vittoria di Lepanto, ma rappresentava il mese dei sacramenti».
Oggi la Cattedrale rappresenta la festa della Marina, ma non è stato sempre così…
«La prima cappellina del borgo marinaro fu costruita nel 1615, sui relitti del mare, insieme alle prime rudimentali abitazioni dei pescatori. Fu intitolata alla Madonna della Visitazione e il primo parroco, nel 1800, fu Gioacchino Pizzi, benefattore e fondatore dell’ospedale “Madonna del Soccorso”. A metà dell’800, con l’arrivo dei primi villeggianti per le cure marine e l’inaugurazione della ferrovia adriatica, si pensò ad un evento unico intitolato alla Madonna della Marina. Si accorparono due manifestazioni: la religiosa “della Visitazione” e la festa, celebrata al Paese alto, della Madonna del Carmelo (16 luglio) organizzata dalla confraternita omonima, che oltre alla processione nel castello prevedeva giochi civili e pirotecnici. Nel 1898 la piccola chiesa fu resa inagibile dalla storica alluvione e la processione cambiò percorso, partendo dalla piccola chiesa di San Giuseppe».
Quando si inaugura la manifestazione tradizionale?
«La festa come la conosciamo oggi nasce in concomitanza con l’inaugurazione della cattedrale nel 1908. Chi diede un’impronta importante alla festa fu Monsignor Francesco Sciocchetti. La processione era imponente, con partecipazione in massa di figuranti e spettatori cittadini. Sulla barca, addobbata a carro trionfale, veniva portata l’immagine della Madonna. La processione in barca ricordava lo sposalizio con il mare e la corona veniva gettata di fronte al santuario grottammarese a San Francesco di Paola, il protettore dei marinai. Alla festa religiosa si affiancava il divertimento: la tombola che veniva estratta dal balcone del municipio con un cartellone gigante visibile da tutto ex Corso Umberto. La corsa dei cavalli che partiva dai “cancelli” (la salita dei leoni) e finiva sempre davanti al municipio. Ovviamente c’erano già i classici fuochi pirotecnici».
Il sodalizio tra la celebrazione dei santi e il mare ha una vasta tradizione…
«Una festa che ormai ricorda solo la chiesa è quella di San Marco (25 aprile), ricordato come “il santo che viene dal mare”, iniziava la stagione balneare e il rapporto tra il cittadino e il mare. C’era una processione che partiva dall’abbazia del Paese alto e scendeva la rocca, percorrendo via delle Fratte (via Leopardi), l’unica che arrivava diritto al mare. Si faceva il primo bagno, lo stesso sacerdote si bagnava i piedi in una sorta di battesimo del mare. Un’altra manifestazione di tradizione più antica era quella delle “Rogazioni”: si portava la processione mattutina (all’alba) verso i quattro punti cardinali, rispettivamente simboli delle diverse attività economiche, benedicendoli come augurio di prosperità».
Il detto dice “promesse di marinaio”, che prega nel momento del bisogno e poi impreca, ma il suo senso religioso fa parte di lui come il mare…
«Contrariamente all’acclamata blasfemia del pescatore, la sua vita religiosa è forte. L’incertezza della sua vita lo porta verso la consolazione, la speranza della fede e l’accettazione del destino e del volere della provvidenza. Le disgrazie del mare diventavano icone degli altarini sulle mensole delle case dove le donne accendevano i ceri per i propri cari rubati dal tempo o dal mare. Il culto dei defunti era molto sentito e durante la festa dei morti e dei santi nessuno andava a pesca: la barca di Caronte avrebbe potuto guidarli verso la sponda sbagliata».

servizio video a cura di Oliver Panichi

cliccando sul tag “intervista con la storia”, è possibile vedere tutte le puntate messe online finora nella rubrica di approfondimenti storici di rivieraoggi.it
(1. continua) 

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.845 volte, 1 oggi)